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20 maggio 2026 - Aggiornato alle 11:01
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Viaggio da incubo

La rotta della disperazione da Zuara a Lampedusa: intercettato barcone con 65 migranti, scatta l'inchiesta sui trafficanti

La motovedetta V1303 della Guardia di Finanza soccorre il natante in legno. Il gruppo, di quattro diverse nazionalità, è stato già trasferito nell'hotspot di contrada Imbriacola

20 Maggio 2026, 10:47

10:50

Migranti recuperati al largo di Lampedusa: mistero su come siano arrivati

La notte del Canale di Sicilia restituisce l'ennesimo carico di anime e segreti, riaprendo i fari investigativi sulla tratta che unisce la Libia alle coste italiane. Un barcone in legno di appena dieci metri, stipato fino all'inverosimile, è stato intercettato nelle scorse ore dalle fiamme gialle a largo di Lampedusa. A bordo sessantacinque migranti, l'ennesimo "carico umano" d'inizio stagione sfuggito ai pattugliamenti della guardia costiera libica e intercettato dalla motovedetta V1303 della guardia di finanza.

I militari, dopo aver individuato il natante che imbarcava acqua ed era alla mercé delle correnti, hanno coordinato le operazioni di trasbordo e messo in sicurezza i profughi, conducendoli fino alla banchina del molo Favarolo. Sotto la luce dei riflettori del porto, è iniziata la prima dolorosa conta: il gruppo è risultato composto interamente da uomini di nazionalità bengalese, egiziana, pakistana e tunisina. Volti scavati dalla salsedine e dalla paura, subito scortati dalle forze dell'ordine e dal personale sanitario verso l'hotspot di contrada Imbriacola, la struttura di prima accoglienza dell'isola tornata nuovamente sotto pressione.

Nel frattempo, la macchina investigativa della Procura della Repubblica e della squadra mobile si è messa immediatamente in moto per scardinare la rete criminale dietro lo sbarco. Durante le prime procedure di identificazione e i successivi interrogatori informali, i migranti hanno fornito un tassello chiave per le indagini: il viaggio è iniziato dalle spiagge di Zuara, noto hub del traffico di esseri umani in Libia. Gli inquirenti sono ora a caccia degli scafisti che si nascondono tra i sessantacinque passeggeri e stanno analizzando i telefoni cellulari sequestrati nel tentativo di risalire ai nodi dell'organizzazione transnazionale che, dietro il pagamento di migliaia di dollari, continua a lanciare nel vuoto imbarcazioni fatiscenti.