Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
20 maggio 2026 - Aggiornato alle 21:25
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Salute

HIV in Sicilia 2024: meno diagnosi, ma resta l'allarme per le scoperte tardive della malattia

Incidenza leggermente sotto la media nazionale e calo del 18% rispetto al 2023

20 Maggio 2026, 14:41

14:50

HIV in Sicilia 2024: meno diagnosi, ma resta l'allarme per le scoperte tardive della malattia

Secondo gli ultimi dati del Centro operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità (aggiornamento al 31 dicembre 2024), l’HIV nel 2024 in Sicilia presenta un quadro epidemiologico intermedio rispetto al resto d’Italia. Le nuove diagnosi di infezione da HIV registrate nell’isola sono state 161, mentre i residenti siciliani con nuova diagnosi sono risultati 170, con un’incidenza pari a 3,5 casi ogni 100.000 abitanti, quindi leggermente al di sotto della media nazionale: 4 casi per 100.000.

Osservando l’andamento storico, emerge una riduzione rispetto agli anni precedenti. Dopo il picco registrato tra il 2016 e il 2017, con oltre 280 casi annui, i numeri sono progressivamente diminuiti. Nel 2024 si registra un calo del 18% rispetto al 2023, passando da 196 a 161 diagnosi segnalate.

Per quanto riguarda la distribuzione per nazionalità, la maggior parte delle nuove diagnosi in Sicilia riguarda cittadini italiani. Su 161 casi segnalati, 122 interessano italiani e 39 stranieri; questi ultimi rappresentano il 24,2% del totale regionale. La quota di stranieri risulta inferiore rispetto alle regioni del Nord Italia, dove il peso epidemiologico della popolazione migrante è generalmente più elevato.

«La stragrande maggioranza di nuovi casi in persone non straniere in una regione di transito intenso come la Sicilia ci deve fare riflettere sullo stigma ingiusto che spesso colpisce le popolazioni migranti: non sono loro gli untori, ma semmai le vittime», sottolinea Paolo Maggi, Co-Presidente 18° Congresso ICAR, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Enna.

Dal punto di vista delle modalità di trasmissione, il quadro siciliano riflette l’evoluzione dell’HIV in Italia. La principale modalità di trasmissione è quella sessuale tra uomini che fanno sesso con uomini (MSM), che rappresenta oltre la metà dei casi regionali (50,6%). Seguono i maschi eterosessuali (26,5%) e le femmine eterosessuali (12,3%).

Uno degli aspetti più critici riguarda però la diagnosi tardiva. Nel 2024 oltre il 54% delle persone diagnosticate in Sicilia presentava un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cellule/µL, mentre il 40,6% era già sotto le 200 cellule/µL al momento della diagnosi. Questo significa che molte persone arrivano alla diagnosi in fase avanzata di infezione, spesso dopo anni di inconsapevolezza. Una diagnosi tardiva peggiora la prognosi individuale e aumenta il rischio di trasmissione inconsapevole del virus.

«C’è una contraddizione tra i molti casi di diagnosi tardiva e i casi in progressiva diminuzione, il che significa che il grosso ora è nel sommerso, e noi dobbiamo rapidamente dotarci degli strumenti necessari per intercettare il sommerso prima che emerga come malattia conclamata», conclude Maggi.