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Demanio

Per i porti proroghe delle concessioni fino a fine anno. Il cavalier Rossi: «Qui lavori iniziati in ritardo»

La Regione aggira la norma europea Bolkestein per i bandi. Ma le aziende catanesi chiedono con urgenza il ripristino promesso dopo il ciclone Harry

21 Maggio 2026, 07:00

Per i porti proroghe fino a fine anno. Il cavalier Rossi: «Qui lavori iniziati in ritardo»

Per i porticcioli arriva una proroga delle concessioni demaniali fino al 31 dicembre. Lo scorso 13 maggio lo ha deciso la Regione Siciliana che ha escluso di fatto le attività non strettamente “turistico-ricettive” da quelle che sono le norme europee che impongono un bando pubblico. Si tratta della cosiddetta “direttiva Bolkestein”, la numero 123 del 2016 e, come si legge dall’atto dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente la sua applicazione, secondo l’articolo 2 della norma europea, non vale per i servizi portuali. Ma per gli operatori del settore catanesi non è una vittoria. A iniziare dal cavalier Pietro Rossi, fondatore dell’omonimo porto distrutto dal ciclone Harry: «Dopo mesi di ritardo hanno iniziato i lavori di recupero delle barche affondate martedì, con due sole ruspe e accedendo da una stradina dal deposito ferroviario. Mentre per il ripristino della strada di accesso non si sa nulla. Stanno distruggendo un’azienda storica», dichiara.

Una situazione confermata da Biagio Testa de «La Tortuga», società che gestisce il porticciolo di Ognina, «abbiamo sì superato la Bolkestein, ma di fatto non è una proroga, è solo il tempo necessario per concludere una stagione che è già iniziata senza avere i rimborsi e i finanziamenti promessi dalla politica dopo il ciclone Harry», spiega. Testa, da poco presidente di Confporti, associazione di categoria legata a Confcommercio, aggiunge: «Contiamo un milione e mezzo di danni a fronte di 19.900 euro di rimborsi. Ho banchine e pontili da ripristinare, più i grandi massi lasciati da “Harry”. E non posso toccarli. Ci era stato assicurato che potevamo agire per il ripristino senza pareri, ma senza si rischia una denuncia. Siamo bloccati dalla burocrazia». E conclude: «I posti sono diminuiti, il Porto Rossi da solo ne aveva 300. Chi ha una barca e possibilità economiche lascerà Catania. E questo è un problema enorme per tutta la città», conclude.

Enrico Galeno, dell’azienda Glem che gestisce pontili a Brucoli, Aci Trezza, Stazzo e nel porto di Catania, e vice di Testa dentro Confporti, aggiunge: «L’uscita dalla Bolkestein ci riallinea al resto d’Italia - spiega - Eviteremo l’invasione sul territorio di grandi gruppi internazionali. Ad Aci Trezza, ad esempio, oggi siamo in quattro. Se fossimo andati con il bando magari con una grande offerta l’intera area sarebbe diventata di un grande monopolista. Il punto principale però sarebbe la mancanza di chiarezza. E di visione. «Faccio un esempio: al porto di Catania ho fatto, primo in Italia, un “porto a secco”, che prende le barche con una gru e le posiziona a terra. Per questa novità ho dovuto affrontare un iter complesso. In città oggi c’è mancanza di posti barca? Si potrebbe fare come in Francia, ovvero realizzare dei campi boe in mezzo al mare, a basso impatto ambientale. Lì ne stanno realizzando 44 con mille posti, di cui cento per grandi yacht. L’idea la stiamo discutendo a livello nazionale, questa volta con Confindustria. Galeno, come Testa, è invece scoraggiato dalla burocrazia. L’esempio è di nuovo il porto di Catania, destinato col nuovo piano regolatore a un grande ampliamento. «Sì, per noi sulla carta è una cosa positiva. Ma ci vogliono anni. Mentre oggi abbiamo un porto invaso da camion e container e non turistico, dove non si può fare benzina solo a terra. Si guardi a risolvere subito i problemi reali», conclude.