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Consiglio comunale

Disabili, a Catania si discute di barriere architettoniche. «Peba, ripartiamo da quello del 1998»

Il piano per eliminarle è stato riaffidato all’architetto Nasca che lo predispose 28 anni fa. Sarà pronto fra 90 giorni. L’assessore Sangiorgio: «Vogliamo sentire tutte le parti in causa»

21 Maggio 2026, 07:28

Disabili, a Catania si discute di barriere architettoniche. «Peba, ripartiamo da quello del 1998»

La notizia è deflagrata nella seduta di consiglio comunale di martedì dalla voce dell’assessore all’Urbanistica Luca Sangiorgio: «Un paio di mesi fa abbiamo scoperto che il Comune in realtà un Peba (Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche) già l’aveva predisposto e fin dal lontano 1998».

Per la cronaca, si tratta dello stesso anno del Decreto nazionale che disciplinava la mobilità sostenibile nelle aree urbane, allora si era sotto la sindacatura di Enzo Bianco e il Peba “ritrovato” sembra sia dunque rimasto sepolto dentro qualche cassetto della Direzione Urbanistica. Di certo “quel” Peba ancora non si trova tra i documenti già digitalizzati e resi disponibili alla consultazione pubblica sul sito internet del Comune.

La questione Peba era stata sollevata in aula dal consigliere del Pd Matteo Bonaccorso che aveva chiesto «considerata la scadenza risalente a due settimane fa del commissariamento ad acta ordinato dal Tar, se fossero stati predisposti un nuovo cronoprogramma e nuovi termini per la sua predisposizione». Pronta la risposta dell’assessore: la scoperta del Peba già redatto «è stata una sorpresa anche per noi. Anche nell’ottica di ridurre i tempi si è deciso di ripartire dal Peba già predisposto, che risulta essere ancora utilizzabile, non prima dell’adeguamento alle nuove normative e al contesto cittadino mutato: in questo senso si è deciso di dare incarico allo stesso architetto che il Peba lo aveva predisposto all’epoca, che si è preso 90 giorni per aggiornare il Piano e dunque, a quel punto, sarà pronto e completo».

Detto, fatto: è di ieri la nota inviata dalla Direzione Lavori pubblici del Comune al commissario ad acta, cioè Rossana Carruba, segretario generale della Città metropolitana di Messina, e per conoscenza all’Associazione “Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca scientifica”, che sul Peba catanese aveva incassato una storica vittoria legale proprio con la nomina del commissario ad acta. Nella nota si informa «dell’affidamento dell’integrazione del Peba della città di Catania all’architetto Filippo Nasca» e si preannuncia la convocazione di un incontro a breve termine «con le parti interessate». Cosa che l’assessore Sangiorgio aveva anche detto in aula: «Apriremo una fase di concertazione aperta alle associazioni coinvolte (inclusa la Consulta comunale per la disabilità, ndr) per aggiornare tutti i soggetti interessati sullo stato dei fatti e ricevere spunti e riflessioni in merito».

Dunque tutto bene? Non esattamente, ad iniziare dalla replica di Bonaccorso: «Mi chiedo come sia possibile che l’amministrazione si accorga solo oggi di un progetto del Peba risalente al 1998. Se già esisteva non può emergere oggi come se fosse una novità, avrebbe dovuto far parte della memoria amministrativa dell’ente e recuperato molto prima. Ciò che trovo più difficile da comprendere è come si sia arrivati alla scadenza del commissariamento senza aver consegnato nulla. Oggi ci viene detto dell’incarico affidato e dei 90 giorni per redigere il Peba, ma allora chiediamo: in tutto questo tempo cosa è stato fatto?».

«Non si tratta di realizzare semplicemente le scivole sui marciapiedi» - è stato il commento del capogruppo Pd Maurizio Caserta - l’amministrazione ha mostrato sensibilità sul tema, sono stanziate risorse e alcuni lavori sono stati fatti in città, ma il Piano è molto più ambizioso. Si tratta di una cultura che deve cambiare, di apertura, di attenzione verso chi ha questo tipo di vincolo e deve essere considerato un soggetto come tutti gli altri. Un obiettivo che resta ancora difficile da raggiungere».