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I retroscena

Chat di gruppo e ordini, quando il carcere diventa un social

L'operazione a Palermo con 26 arresti ha portato alla luce molte falle del sistema.  Lo spaccio gestito coi cellulari in cella

21 Maggio 2026, 08:45

Chat di gruppo e ordini, quando il carcere diventa un social

Il traffico di droga gestito comodamente dal telefono cellulare attraverso i social. Direttamente dal carcere, con tanto di chat di gruppo. Come fosse la cosa più normale del mondo, come se si stesse organizzando la partita di calcetto settimanale. E invece da quel gruppo chiamato, con scarsa fantasia ma non poca ironia, “I Fuorilegge”, si impartivano ordini come una solida, solidissima fase operativa.

Una catena ingegnosa, smontata in un'operazione che ha portato a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 26 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e cessioni di stupefacenti. Il provvedimento nasce da una indagine coordinata dalla Dda di Palermo diretta dal Procuratore Maurizio de Lucia, e condotta dalla Squadra Mobile di Palermo e dal Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri.

L’inchiesta della polizia ha svelato l’esistenza di due organizzazioni criminali con base nei quartieri di Villagrazia, Santa Maria di Gesù e Villaggio S. Rosalia. Per eludere le intercettazioni, Gabriele Pedalino, ritenuto tra i vertici della rete di narcotrafficanti smantellata a Palermo da polizia e carabinieri, impartiva ordini dal carcere tramite telefono cellulare, utilizzando l’app Signal per concordare quantità e prezzi della droga. Aveva persino creato una chat intitolata “i fuorilegge”. La base operativa del sodalizio è stata individuata in un cortile di via Oreto e in un bar della stessa zona.

Secondo gli investigatori della Squadra Mobile e del Ros dei carabinieri, il gruppo, attivo nel rifornimento e nello smercio di stupefacenti, poteva contare sul sostegno di Cosa nostra, ovviamente, in particolare dal mandamento di Santa Maria di Gesù.

Resta intanto evidente la fragilità del sistema di vigilanza penitenziaria: con disarmante facilità i detenuti riescono a procurarsi telefoni cellulari e a proseguire nella gestione degli affari illeciti. Pedalino, esponente di Santa Maria di Gesù e condannato in via definitiva per omicidio, smistava ordini dalle carceri di Ascoli Piceno prima e di Livorno poi. I dispositivi sono finiti sotto intercettazione, facendo emergere le conversazioni via chat.

La Mattina, Pedalino e Lorenzo Scarantino (anche lui tra i 26 arrestati) discutevano di “fumo”, “erba” e “bianca”. Tra gli accordi ricostruiti, quello tra Pedalino e Giuseppe Bronte ci sarebbero cinque “pacchi” di cocaina per 100 mila euro. Non è l’unica operazione individuata dai pubblici ministeri Francesca Dessì e Francesca Mazzocco: dai dialoghi emergevano trattative per 255 mila e 400 mila euro, insomma non roba di poco conto.

Non è una novità neppure che le nuove tecnologie aiutino i criminali in progetti, diciamo così, non esattamente legali. In diverse operazioni si è assistito ad esempio all'uso di spacciatori per smerciare della droga anche attraverso Telegram, con tanto di prezzi e contrattazioni.

Il problema però rimane: se i boss riescono a gestire il traffico di sostanze stupefacenti da milioni e milioni di euro comodamente dalla propria cella utilizzando dei comuni cellulari e social, chiaramente c'è qualcosa che non va.