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Il racconto

Cade e si rompe il femore a 104 anni. «Operato e dimesso in pochi giorni»

Al Policlinico. Il delicato intervento in Clinica ortopedica. La commozione dei familiari

21 Maggio 2026, 09:03

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Cade e si rompe il femore a 104 anni. «Operato e dimesso in pochi giorni»

Graziella si asciuga le lacrime per la commozione. Papà Giuseppe può tornare a casa, a San Cristoforo, ad abbracciare i sette figli e l’esercito di nipoti e pronipoti. «Pensavamo al peggio. E invece è andato tutto bene». La preoccupazione della donna è più che normale visto che il padre ha 104 anni e ha appena superato un intervento delicato al femore dopo una caduta. A salutare il paziente così speciale ci sono tutti: infermieri e medici della Clinica Ortopedica del Policlinico. Giuseppe vive da solo: è un fissato dell’ordine. «Si fa la barba tutti i giorni. Guai a sgarrare», racconta la figlia. E, infatti, per la foto di gruppo il nonnino era rasato di fresco, capelli perfetti e pigiama senza una piega.

La brutta caduta è avvenuta giovedì scorso. Immediatamente i figli l’hanno accompagnato al pronto soccorso del Policlinico. E da quel momento Giuseppe è stato affidato all’equipe del direttore della Clinica Ortopedica, il professore Vito Pavone. «Poter rimettere in piedi un paziente nel più breve tempo possibile è la mission di ogni ortopedico. Per un anziano lo diventa ancora di più», spiega Pavone. Il ritorno in verticale per un soggetto fragile, come una persona che ha superato i 100 anni, deve avvenire il prima possibile per evitare che le condizioni cliniche si complichino. Giuseppe è stato operato già venerdì mattina. «Questo è reso possibile grazie a un lavoro sinergico che la Clinica Ortopedica svolge - argomenta Pavone - con i colleghi del pronto soccorso, con i colleghi anestesisti, gli infermieri e tutte le persone sempre in prima linea per aiutare questi soggetti fragili. Noi abbiamo un percorso ormai standardizzato, le linee guida moderne evidenziano in maniera chiara che per i pazienti over 65 con fratture al femore si deve intervenire entro le 48 ore». Ma non sempre purtroppo è possibile: il nonnino di San Cristoforo ha un quadro clinico, considerando l’età, davvero positivo. In altri casi, invece è più complicato. «Ci sono delle condizioni che ci consentono di intervenire con celerità, in primis problematiche cardiache, respiratorie, anemiche e di insufficienza renale», annota Pavone, che poi evidenzia anche l’approccio psicologico col paziente.

Giuseppe è stato collaborativo. E questo ha davvero fatto la differenza. «Tecnicamente è stato un intervento semplice», dice Angelo Raffa, il chirurgo ortopedico che era in sala operatoria il 22 maggio. Il medico ha illustrato in modo scientifico e tecnico l’operazione. Il paziente è stato «posizionato sul lettino ortopedico e poi tramite una piccola incisione di circa 3 centimetri sono stati applicati un chiodo e una vite». L’intervento chirurgico è durato una trentina di minuti, conteggiando l’anestesia periferica (Locoregionale) i tempi si sono dilungati di un’ora circa. Già sabato e domenica Giuseppe ha cominciato a mettersi seduto. E tra un mese potrebbe tornare a fare le sue passeggiate. I figli hanno già chiesto di attivare l’assistenza domiciliare integrata per poter seguire un percorso di fisioterapia. Ma la medicina miracolosa sarà sicuramente quella della famiglia. I nipoti, soprattutto, non vedono l’ora di viziarlo e coccolarlo. Anche se per Giuseppe l’autonomia è sacra.