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la ricorrenza

I ragazzi delle scorte: il coraggio dietro le divise a trentaquattro anni da Capaci e via D'Amelio

Due nuovi episodi riportano al centro le vite, gli affetti e l'eredità civile degli agenti di polizia

22 Maggio 2026, 16:58

Anniversario strage di Capaci tra memoria e tensioni

La strage di Capaci

A trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, la docuserie I Ragazzi delle Scorte torna con due nuovi capitoli che riportano al centro le vite, gli affetti e l'eredità civile degli agenti caduti insieme ai magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino.

L'iniziativa è una coproduzione del Ministero dell'Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e del Ministro per lo Sport e i Giovani, tramite la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale, in collaborazione con 42° Parallelo.

Il primo episodio, Rocco e Giuseppe – Ragazzi d'altri tempi, ricostruisce la figura di Rocco Dicillo, agente di scorta morto accanto al giudice Falcone nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. In onda il 22 maggio alle 23.35 su Rai3 e disponibile su RaiPlay a partire dalla mezzanotte, il film intreccia le testimonianze di Alba Terrasi, compagna di Rocco, e di Giuseppe Costanza, autista di Falcone sopravvissuto all'attentato, per restituire non solo il trauma di quel giorno, ma anche l'umanità di uomini travolti dalla storia.

Palermo e Roma diventano scenari della memoria: dai vicoli della Kalsa al Duomo del capoluogo siciliano, fino all' Eur.

«Il 23 maggio 1992 ero al lavoro. Mi ha chiamato Rocco per dirmi che aveva fatto un cambio turno ma era irrequieto. Ci siamo salutati e mi ha detto: “Ciao amore, ci vediamo questa sera”. Io mi sentivo strana. È come quando si dice che il cuore è il primo che percepisce sia quando si avvicina all'amore che quando quell'amore si distacca da te, la prima cosa, il colpo lo subisce il cuore. Sono rimasta irrequieta, mi giravo attorno, le colleghe hanno percepito che non stavo bene. “Ma Alba, stai bene?”, “Non lo so, mi sento strana”. Quel sentirmi strana aveva una sua, un suo perché. Dopo qualche minuto è entrato un signore, prima adducendo che c'era stata un'autobotte in autostrada. Già questa cosa era strana, dissi vabbè speriamo non si è fatto niente nessuno, poi un secondo cliente l'ha detta proprio dritta: “Hanno fatto saltare in aria Falcone”» (Alba Terrasi).

A fare da filo conduttore è anche il racconto di Padre Rattoballi sulla storica lettera di Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani, letta durante i funerali delle vittime di Capaci e rimasta impressa nella coscienza collettiva come potente emblema di dolore e perdono.

Il secondo episodio è dedicato ad Agostino Catalano, agente della scorta di Paolo Borsellino, ucciso nella strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992. Attraverso le voci di Rosalinda Catalano, figlia di Agostino – che parla per la prima volta di quei giorni – e di Salvatore Lo Presti, oggi ancora in servizio come agente di scorta, il racconto attraversa Palermo lungo un itinerario che unisce la memoria familiare a quella professionale e civica: dalla caserma Lungaro, sede dell'Ufficio Scorte, a via D'Amelio, dalla spiaggia dell'Arenella a Monte Pellegrino.

«L'unica volta che sono tornata in via D'Amelio, è stato, credo forse una settimana dopo la fine di tutto, ed era ancora tutto devastato, sono entrata proprio fino a dentro, dove oggi c'è l'albero. La cosa che ho visto subito è stata la scarpa di mio padre, quindi io so tutt'oggi dov'era la scarpa di mio padre, dov'era rimasta. E avevo intravisto anche un pezzo del suo spolverino rosso, da quel momento non ebbi più il coraggio di metterci piede in via D'Amelio, mi fa troppo male, non ho avuto più la forza di andare lì» (Rosalinda Catalano).

I due lavori proseguono il percorso di I Ragazzi delle Scorte, nata con l'obiettivo di restituire voce e storia agli uomini e alle donne delle scorte, spesso ricordati solo come «eroi» o «ragazzi», ma prima di tutto figli, compagni, padri e amici. Attraverso testimonianze intime, luoghi simbolici e materiali d'archivio, i film raccontano cosa significhi custodire la memoria di chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia e interrogano il presente sul valore del servizio, del coraggio e della responsabilità collettiva.