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Mafia

«Aldo Ercolano resta un capo, va applicata la sorveglianza»

La procura generale chiede di ribaltare la decisione di primo grado

23 Maggio 2026, 07:15

«Aldo Ercolano resta un capo, va applicata la sorveglianza»

«Il grado di fidelizzazione in capo ad Aldo Ercolano, figlio di Pippo, non può minimamente essere scalfita da regolari comportamenti nelle strutture carcerarie o da mere relazioni positive di natura amministrativa». Per il sostituto procuratore generale Nicolò Marino non può bastare comportarsi bene durante la detenzione per cancellare anni di orrori e di crimini. Anzi. Ercolano, uomo di primissimo piano di Cosa Nostra, non ha mai mostrato segni «contrari alla fede mafiosa». Fanno da contraltare, per il Pg, i segnali forti «di radicata fedeltà alla mafia in cui ci si imbatte di continuo» analizzando l’imponente faldone di atti che è depositato nel processo d’appello. Che è scaturito da un ricorso del Pg Marino e del Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita contro il rigetto dell’applicazione della misura di prevenzione personale a carico del capomafia.

Il delfino del defunto Nitto Santapaola ha ricevuto in cella lettere di un mafioso del clan Nardo. E inoltre ci sono intercettazioni di vertici del clan che parlano del boss con assoluta soggezione. Ercolano rappresenta - secondo il sostituto Pg - il tipico mafioso che si insinua nelle Istituzioni e ci va d’accordo. Il magistrato ha citato nella discussione una nota del direttore del carcere di Oristano da cui si evince che un funzionario ha consegnato una relazione comportamentale del detenuto Ercolano a mano: un modus fuori da ogni prassi istituzionale. Che secondo Marino dovrebbe almeno portare a una seria riflessione sui canali di cui gode Ercolano.

C’è un verbale di Francesco Squillaci “Martiddina” che racconta come suo padre Pippo, fra il 2014 e il 2015, avesse raccolto alcuni commenti di Ercolano, killer di Giuseppe Fava, sul figlio del giornalista ammazzato. Claudio Fava aveva criticato la revoca al boss del 41bis. «Mi riferì mio padre che Aldo, in quell’occasione, aveva imprecato contro Claudio Fava dicendo che “era più curnutu di so patri” e che meritava la morte». Squillaci fortunatamente chiese un colloquio investigativo e informò di quanto aveva saputo un carabiniere del Ros. Claudio Fava, infatti, fu messo sotto scorta.

Marino insiste e chiede alla Corte di applicare nei confronti di Ercolano la sorveglianza speciale per cinque anni.