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L'attentato del 1992

Falcone, il giallo del guanto trovato a 63 metri dal cratere di Capaci: Il filone “femminile” sulla strage passa dal Dna

Un misterioso villino a Sciacca conduce al nome della moglie di “faccia di mostro”

23 Maggio 2026, 07:00

Falcone, il giallo del guanto trovato a 63 metri dal cratere di Capaci:  Il filone “femminile” sulla strage passa dal Dna

A Sciacca in contrada Piano della Giumenta c'è un villino che fu acquistato nel 1975 da Ivana Orlando. La donna è la moglie di Giovanni Pantaleone Aiello, l'ex poliziotto e già agente segreto ormai deceduto chiamato «faccia di mostro». Un personaggio più volte citato - o sussurrato - come l'uomo portato avanti dai pezzi deviati dello Stato per assistere, intervenire e dialogare con i piani altissimi di Cosa Nostra nella stagione delle stragi. Sarebbe stato - ma non è mai stato provato - l'anello mancante di quella regia nera che avrebbe partecipato alle tensioni di piombo e di terrore del 1992 e 1993.

Come mai una donna veneta sceglie di fare un investimento immobiliare in Sicilia? Documentato è che in quel fabbricato non ci abbia mai abitato nessuno: non c'erano mobili e arredi. Tranne una stanza: pulita e sistemata a differenza del resto dell'immobile. In una relazione della DIA del 6 maggio 2011 si mettono nero su bianco alcune deduzioni investigative. E gli investigatori ipotizzano che quel luogo potesse «essere utilizzato, sporadicamente, come luogo di incontro di personaggi, al momento sconosciuti, vicini ad Aiello». Questi sospetti inducono a installare delle microspie. Ma una volta ottenuta l'autorizzazione del gip, le cimici stranamente non vengono piazzate. Lo stato di abbandono della villetta avrebbe modificato l'idea di partenza: ritenendo forse uno spreco attivare le intercettazioni. Gli interrogativi però restano.

Questa relazione della DIA, che è collegata a una pregressa indagine dell'attentato fallito all'Addaura ai danni di Giovanni Falcone, è finita fra gli atti delle nuove inchieste che stanno compiendo a Caltanissetta sulla strage di Capaci. Quel nome di donna però apre riflessioni e collegamenti. Perché una signora il 23 maggio 1992 sarebbe stata vicino al luogo dell'esplosione che porterà alla morte del giudice Falcone, della moglie Francesca e dei tre agenti della scorta. A 63 metri dal cratere provocato dal tritolo furono trovati dalla polizia scientifica due guanti in lattice, assieme a una torcia e a un tubetto di mastice. I reperti "4A" e "4B" sono rimasti blindati per anni. Poi nel 2018 la procura di Caltanissetta decide di eseguire degli accertamenti scientifici e affida i guanti a uno dei più noti genetisti su piazza. E da quel guanto isolano un DNA femminile. Si è tentato di dare un'identità a quella traccia genetica. In un primo momento si pensa alla bergamasca Rosa Belotti, la biondina ritenuta dagli inquirenti legata all'attentato di via Palestro a Milano del 27 luglio 1993. Gli investigatori hanno acceso i radar su di lei nel marzo 2022 dopo il ritrovamento di una fotografia ad Alcamo, nel Trapanese. Ma i test esclusero che il DNA del guanto appartenesse a lei. Oggi trovare un nome di donna nell'ammasso di documenti sulla strage di Capaci richiede almeno di fare approfondimenti. E, infatti, la gip Graziella Luparello ha dato precise disposizioni. Prelevare il DNA di Ivana Orlando per compararlo con quello estratto dal famoso guanto in lattice rinvenuto in prossimità del cratere di Capaci. Ma la giudice chiede anche che si torni a Sciacca per verificare se ci siano impronte digitali e tracce di DNA, sicuramente diverse dalla coppia Aiello-Orlando, e di verificare la riconducibilità a persone già censite dagli organi investigativi. Quello che si cerca è di incastrare dei dati scientifici che possano aprire nuove piste per risolvere i tanti misteri ancora legati all'attentato che ha spento la voce del coraggioso giudice.

Indagini su indagini sull' attentatuni che ancora scuote la Sicilia e l'Italia intera. A 34 anni da quel maledetto sabato pomeriggio una domanda resta sospesa. O forse lo è sempre stata. Ma davvero un uomo come Giovanni Brusca, meglio conosciuto come «u verru», poteva calcolare la velocità con cui procedeva la macchina blindata dei due magistrati per non fallire il «colpo»? Lui, un pecoraio, improvvisamente si è trasformato in ingegnere. In un esperto di cinetica. Pare davvero troppo per un uomo, poi diventato collaboratore di giustizia, che nella sua vita ha solo seminato sangue e terrore.