rigenerazione
Zona Falcata, per il recupero servono più fondi
I 20 milioni di euro stanziati dal Governo non basteranno. Si attende il piano di caratterizzazione per l'affaccio a mare
I 20 milioni già stanziati dal Governo nazionale per restituire ai messinesi la zona Falcata, probabilmente non basteranno. Ne è consapevole il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che appena qualche giorno fa ha visitato l’area di pregio che si affaccia sullo Stretto e che, a breve, sarà interessata dai primi interventi di riqualificazione. Per il rappresentante dell’esecutivo Meloni sono necessari grandi investimenti, ma quella intrapresa è la strada giusta per consegnare alle future generazioni un territorio vivibile.
Dopo anni di promesse, il percorso è stato tracciato e l’attenzione, anche istituzionale, nei confronti della zona Falcata, rappresenta un segnale importante che guarda ad un unico obiettivo: il recupero dell’affaccio a mare e la valorizzazione di monumenti di grande rilievo, come la Real Cittadella seicentesca, che possono diventare un’importante attrazione per una città che punta sul turismo.
Intanto è già trascorso un mese dall’ultimazione dei sondaggi effettuati in via San Raineri dall’impresa Sondeline di Teramo. Si attende ora l’esito delle analisi eseguite dai tecnici, necessarie per ottenere dati utili a mappare la situazione del sottosuolo, definire con precisione il grado di contaminazione dell’area e pianificare le successive operazioni di bonifica. Solo successivamente potrà essere redatto il piano di caratterizzazione.
I bandi per l’affidamento dei lavori saranno gestiti da Invitalia, alla quale l’Autorità di sistema ha già trasmesso la relativa documentazione.
Il programma è già definito. Il primo intervento riguarderà la bonifica dell’area monumentale. Parallelamente sarà avviato l’appalto relativo alla zona dell’Eurobunker. Nella parte che nel tempo è diventata sede di attività industriali sarà necessario demolire tutte le strutture fatiscenti e precarie e ripulire a fondo i terreni contaminati, eliminando le sostanze nocive accumulate negli anni. Per completare gli interventi saranno necessari almeno tre anni dall’avvio del cantiere. I tempi, dunque, restano lunghi.
Nel frattempo si continua a ridisegnare il futuro della Falce, ripartendo dal progetto di rigenerazione urbana, che prevede anche interventi green.