La pista catanese
Scopelliti, dopo la morte di Santapaola junior: cosa resta dell’indagine sul delitto del 1991
Il killer di Cosa Nostra Maurizio Avola racconta che a sparare fu il figlio di Nitto. Resta nel mirino Galea, da tempo a piede libero
«A sparare contro Antonino Scopelliti fu Enzo Santapaola, il figlio di Nitto, mentre io guidavo la moto». Non sono le parole precise pronunciate dal killer Maurizio Avola ai pm della Dda di Reggio Calabria ma è l’essenza delle sue dichiarazioni. Rivelazioni che alcuni anni fa hanno portato alla riapertura del delitto del magistrato calabrese che nel 1991 doveva rappresentare l’accusa in Cassazione nell’ultimo round giudiziario del maxi processo di Palermo. E la pista “catanese” è stata battuta in modo graduale. Il primo obiettivo è stato quello di recuperare l’arma indicata dal collaboratore catanese come quella usata dai sicari.
Avola ha portato i poliziotti nelle campagne di Ragalna, ai piedi dell’Etna, per disseppellire un fucile calibro 12 che sarebbe stato usato da Santapaola junior, morto nella notte fra martedì e mercoledì scorsi all’ospedale Maggiore di Parma. Una costosa analisi del Cnr avrebbe accertato una compatibilità fra l’arma ritrovata e i pallettoni esplosi contro la Bmw che quella sera di 35 anni fa guidava Scopelliti. Ultimamente quell’auto è stata nuovamente sequestrata per poter svolgere altri accertamenti scientifici: la macchina è stata portata a Piale. L'agguato, infatti, avvenne all'altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nella frazione di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Gli esperti della scientifica hanno simulato le fasi dell’omicidio così come sono state raccontate da Avola. Parallelamente sono stati notificati agli indagati, fra cui i siciliani, i decreti per gli accertamenti irripetibili. Fra gli indagati c’era anche Enzo Santapaola, che ora è morto e quindi contro cui non si può più procedere. Così come è accaduto per Matteo Messina Denaro e Francesco Romeo.
Ma i fari sono puntati anche su un altro catanese, che nel passato ha occupato posti di altissimo rilievo nella gerarchia criminale di Cosa Nostra catanese. I poliziotti sono andati a bussare fino a casa di Eugenio Galea, che durante i dodici anni di latitanza di Nitto Santapaola ha fatto le sue veci nelle riunioni mafiose a livello regionale. Anche in summit cruciali. A dire di Avola, c’era anche Galea in Calabria per uccidere Scopelliti. I catanesi - inviati dai corleonesi - avrebbero agito con l’assenso della ‘Ndrangheta che aveva un debito di riconoscenza con Cosa Nostra. L’esito delle indagini scientifiche potrebbe finalmente dare una svolta al cold-case.

