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il racconto

Il corteo, il silenzio, le critiche a Colosimo e le due Antimafie: la giornata di Capaci tra ricordo e polemiche

Sfilata di ministri alla commemorazione, il corteo con 8mila persone. Ma anche l'installazione contro il lavoro della presidente della commissione Antimafia sulla strage Borsellino.e l'abbraccio tra Conte e Schlein

24 Maggio 2026, 08:47

08:50

Il corteo, il silenzio, le critiche a Colosimo e le due Antimafie: la giornata di Capaci tra ricordo e polemiche

La corona di fiori sul luogo della strage, il ricordo alla caserma Lungaro, il corteo, il ritrovo sotto l'albero di via Notarbartolo. Il trentaquattresimo anniversario dell'eccidio di Capaci è scandito dagli appuntamenti tradizionali e riempito dall'inevitabile retorica, oltre che da polemiche vecchie e nuove. Che Maria Falcone, la sorella del magistrato ucciso il 23 maggio del 1992, prova ad allontanare dal palco, poco prima del minuto di silenzio che alle 17.58 ha sottolineato nel modo più struggente il momento dell'esplosione del tritolo: «Oggi ci sono soltanto io – ha detto - perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca».

In realtà, poco prima non erano mancati brevi momenti di tensione: dal corteo che stava risalendo via Notarbartolo si è alzato il coro "Fuori la mafia dallo Stato". Maria Falcone ha dovuto interrompere il proprio discorso per evidenziare come «c'è anche chi contesta, ma la contestazione è il sale della democrazia».

La giornata era iniziata, invece, con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato le vittime: «Il 23 maggio – ha detto il capo dello Stato - rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani "la Giornata della legalità". L'organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili - prosegue -. Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini. Un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale».

È stata poi la volta delle altre istituzioni. Il ministro degli interni Matteo Piantedosi ha dapprima partecipato alla commemorazione alla stele di Capaci insieme al capo della Polizia e prefetto Vittorio Pisani, poi ha preso parte al ricordo della Lungaro, infine ha partecipato alle commemorazioni organizzate dalla Fondazione Falcone: «Doveroso rinnovare la memoria», ha detto. In quest'ultima occasione è stato inaugurato il Museo del presente e anche la mostra “Il segno della Rinascita”, alla presenza del ministro per la Cultura Alessandro Giuli: «La mafia ci sta guardando – ha detto - ma anche noi la stiamo guardando negli occhi e le opponiamo la cultura del diritto, della sicurezza, della prevenzione e il culto della bellezza».

Sempre in occasione della commemorazione a Palazzo Jung, il ministro per la giustizia Carlo Nordio ha annunciato che «la vettura di Giovanni Falcone, una reliquia insanguinata, mai vista prima, attualmente conservata in un dicastero del Ministro della Giustizia, sarà portata qui, in questo museo». Il ministro per i giovani Andrea Abodi ha lanciato il progetto: “Generazione57”, per coinvolgere i ragazzi sui temi dell'antimafia. Il presidente della Regione Renato Schifani ha ricordato invece che «la mafia va combattuta, sempre, mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione e trova molti modi di penetrazione nella società».

Alla commemorazione era presente anche la presidente della commissione nazionale antimafia, Chiara Colosimo oggetto però di accuse e polemiche, soprattutto sulla gestione dei lavori della commissione stessa che sta privilegiando la pista dell'inchiesta “mafia e appalti”, come causa primaria delle stragi: «Alcuni passaggi – ha raccontato Colosimo - sono stati dolorosi e certamente sgradevoli ma il fatto che Lucia Borsellino e i figli del giudice sostengano il lavoro della commissione Antimafia per me è uno sprone maggiore per chiudere il prima possibile la relazione su queste stragi». Negli stessi minuti, però, in una installazione realizzata da un gruppo di giovani manifestanti in via Ruggero Settimo, nel centro di Palermo, si leggeva: «Traditori della patria, seduttori e corrotti», insieme alla frase «Chiara Colosimo fotografata sorridente insieme al busto di Mussolini, fotografata anche sottobraccio con Ciavardini ex appartenente ai Nar ed esecutore della strage di Bologna del 1980».

Davanti a quell'installazione, passerà nel pomeriggio anche il lungo corteo di circa 8mila persone promosso da diverse associazioni come Cgil, Agende Rosse, Pd, centro studi Paolo e Rita Borsellino, Our Voice, e giovani democratici. Ma intanto Colosimo, difesa da esponenti meloniani, veniva attaccata anche dal leader del Movimento cinque stelle, Giuseppe Conte, secondo cui la commissione «ha buttato al vento tutti questi anni semplicemente per far la guerra a campioni dell’antimafia come Scarpinato e De Raho». Conte abbraccerà poco dopo la leader del Pd, Elly Schlein: «Lo Stato – ha detto la segretaria Dem - deve arrivare sempre un centimetro prima delle mafie e non lasciare spazio alla ricattabilità».