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gli scenari

Dalle coste siciliane alle mine di Teheran: l'Italia schiera i suoi cacciamine

La partenza strategica da Augusta per accorciare i tempi nel Mar Rosso. L'operazione nel Golfo resta subordinata a tre condizioni: tregua, mandato e voto in Parlamento

24 Maggio 2026, 18:18

18:21

Dalle coste siciliane alle mine di Teheran: l'Italia schiera i suoi cacciamine

Dalle coste siciliane è partita la nuova e delicata missione della Marina Militare italiana per tutelare la sicurezza delle rotte commerciali globali.

Il 15 maggio, il porto di Augusta ha infatti ospitato la partenza dei cacciamineCrotone” e “Rimini”, ora in prudente trasferimento verso il Mar Rosso.

Le due unità, destinate a un’eventuale operazione internazionale di sminamento, si trovano attualmente ormeggiate nel porto egiziano di Safaga.

Da lì, nelle prossime ore, potrebbero riprendere la navigazione con rotta su Gibuti, nel Corno d’Africa, dove la Italia dispone già di un contingente e di un aeroporto militare pienamente operativi.

La scelta di far levare gli ormeggi con largo anticipo risponde a precise esigenze di pianificazione.

Come ha spiegato in Parlamento il ministro della Difesa, Guido Crosetto, “laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo”.

Da qui l’esigenza di muovere per tempo piattaforme relativamente lente come i cacciamine, così da ridurre al minimo le attese operative.

L’obiettivo assegnato alle unità italiane è cruciale: bonificare le mine posate da Teheran nello Stretto di Hormuz, eliminando un fattore di rischio divenuto ormai insostenibile per il transito delle petroliere e, di riflesso, per l’economia mondiale.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato che la Italia potrebbe assumere la guida della missione, forte dell’esperienza maturata nelle operazioni navali europee, inclusa la missione Aspides condotta insieme alla Grecia.

L’avvio effettivo delle attività di sminamento a Hormuz, tuttavia, sarà subordinato al verificarsi congiunto di tre condizioni: una tregua con cessazione delle ostilità nell’area, un mandato internazionale e l’autorizzazione del Parlamento italiano.

I cacciamine partiti dalla Sicilia non opereranno in modo isolato.

Il contributo complessivo del gruppo navale italiano supererà i 400 militari e si integrerà in un dispositivo più ampio che coinvolgerà una ventina di Paesi.

Per garantire la massima protezione, i mezzi salpati da Augusta entreranno in azione sotto la scorta di unità multiruolo da combattimento dotate di avanzati sistemi di difesa aerea, come la nave “Montecuccoli”, e con il supporto della nave logistica “Atlante”.

Ulteriore copertura sarà assicurata dalla fregata “Rizzo”, già presente nel Mar Rosso.

Una tale cornice di sicurezza è considerata indispensabile perché, come ha ammonito il ministro Crosetto, anche a fronte di un accordo diplomatico solido, “basta un attore o un gruppo non statale per mettere in difficoltà chiunque”.