Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
24 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:57
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Catania

I disegni spariti di Burle, l’architetto paesaggista che sognò un’altra Plaia

Al Di3A dell’università di Catania un incontro sull’architettura e le soluzioni naturali che ha avuto al centro gli articoli d’archivio sulla visita dell’archistar brasiliana

24 Maggio 2026, 19:05

19:11

I disegni spariti di Burle, l’architetto paesaggista che sognò un’altra Plaia

L'ultimo mistero su ciò che resta sepolto nei cassetti comunali sembra servito: dove sono gli schizzi realizzati a mano e consegnati nel 1991-92 al committente (il Comune) da Roberto Burle Marx? Allora sindaco era Giuseppe Azzaro e Burle Marx era già noto a livello mondiale per i suoi progetti tra architettura sperimentale, paesaggio e rispetto per la natura.

Gli schizzi riguardano la Plaia, ma pare anche la Scogliera fra Ognina e piazza Europa e, a parte il valore morale, oggi sarebbero pure quotati milioni di euro. La prova? Tre articoli pubblicati da La Sicilia (ritrovati negli archivi dopo una ricerca effettuata dallo Studio di architettura LaborArch) datati 19, 20 e 30 settembre 1991, firmati da Rossella Jannello e Lisetta Giardina.

I titoli degli articoli, mostrati ieri mattina nell'Aula magna del dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente (Di3A) in via Santa Sofia, nel corso del seminario “Arte, bioarchitettura e soluzioni basate sulla natura”, sono ancora attualissimi: “La Plaia diventerà come Copacabana? Lungomare creato da Burle Marx”. Nel pezzo si ricorda il sorvolo in elicottero «dalla foce del Simeto alla Scogliera catanese». E ancora, “La Plaia domani: evitiamo di fare errori”. È come se ci fosse un filo lungo oltre trent'anni, se si legge che già allora gli ambientalisti incalzavano: «A Catania più che spazi da riempire abbiamo bisogno di spazi da liberare».

Il seminario, a cui hanno partecipato ingegneri, architetti, geologi e agronomi, ha ricevuto il patrocinio della Fondazione Burle Marx e gli interventi di Andrea Burle Webb, nipote di Burle Marx, e Laura Maria Mourao, restauratrice ufficiale dei “giardini” di Burle Marx, che ha ricordato come «oltre a esperti in tutti i campi serva anche la responsabilità continua delle istituzioni, per garantire che un'opera di “architettura vivente” non muoia in pochi anni».

Ad Annibale Sicurella, neo membro della Fondazione Burle Marx, abbiamo chiesto: cosa penserebbe Burle Marx a vedere la Plaia oggi? «Rimarrebbe sconvolto – ha risposto – ma non tanto per l'operazione relativa agli alberghi, perché nella sua logica c'era il poter avere attività ricettive lontano dal bagnasciuga: per la mancata restituzione integrale della Plaia ai catanesi. Certo, sarebbe impossibile inserire gli schizzi di Roberto nel contesto attuale, però lì si può ancora pensare ad un intervento dal valore culturale e turistico. Con questo seminario – ha aggiunto – abbiamo voluto creare un dialogo fra la ricerca universitaria, la Fondazione e il Comune e rivitalizzare la visione di Burle Marx legata al litorale e al waterfront».

Il sindaco Enrico Trantino, intervenuto solo all'apertura dei lavori per altri impegni istituzionali, avrebbe trovato interessanti gli spunti dati, «specie dopo il ciclone Harry – ha infatti detto – gran parte delle amministrazioni comunali stanno ripristinando ciò che c'era prima: noi abbiamo voluto valutare interventi alternativi, la rinaturalizzazione, il rapporto tra eventi estremi e il territorio cercando altri strumenti e nonostante le difficoltà per avere una città sicura anche in futuro».

Un esempio di strumento alternativo, in realtà, è già in atto in città: è il rain garden in realizzazione al Tondo Gioeni – ha ricordato Giuseppe Cirelli, docente di Idraulica al Di3A – che sarà completato entro fine giugno e con cui abbiamo dimostrato tecnicamente come non si rischi di creare né danni né crolli alla città. Inoltre non esiste nessun collettore lì sotto, casomai scorre sotto la fontana. Si tratta di un esempio da poter implementare anche in altri ambiti e penso agli Orti della Susanna a Cibali. Non svanisce, del resto, il “sogno” alla Plaia di Burle Marx, «dalla pista dell'aeroporto in poi si potrebbe creare un bellissimo lungomare, come a Rio De Janeiro». Sì, ma il mare e i canali provenienti dalla zona industriale che non sempre scaricano acqua pulita, oltre ad alterare il già fragile equilibrio idraulico? «L'unica soluzione, anche per il possibile riuso delle acque depurate, è il collettore dalle aziende al depuratore di Pantano d'Arci, che ad oggi però ancora non ha una linea industriale. Un tema di competenza dal Commissario unico alla depurazione».