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Catania

"Rogo al lido Esagono, non si torni alla stagione delle intimidazioni"

Solidarietà al titolare dello stabilimento della scogliera catanese da colleghi e rappresentanti di categoria: "Atto grave, attendiamo l'esito delle indagini"

24 Maggio 2026, 20:00

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"Rogo al lido Esagono, non si torni alla stagione delle intimidazioni"

Attestazioni di «solidarietà al collega per il vile gesto subito», l’auspicio che «le forze dell’ordine e la magistratura assicurino al più presto alla giustizia i responsabili», ma bocche pressoché cucite sui possibili motivi che hanno spinto la mano criminale ad appiccare il fuoco a una parte dell’Esagono, stabilimento balneare della scogliera castellese. È questo, in estrema sintesi, quanto dichiarato il giorno dopo il rogo dai colleghi del titolare del lido.

«L’ho sentito telefonicamente e gli ho manifestato la vicinanza mia e di tutti gli associati - ha detto Ignazio Ragusa, presidente provinciale del Sib, il sindacato balneari aderente al sistema Confcommercio -. Ignoti hanno vigliaccamente perpetrato in piena notte un atto vandalico che va ad aggravare tutte le criticità vissute e affrontate in questi ultimi mesi dal nostro collega, che ha fatto ingenti investimenti. Ricordo infatti che il lido Esagono è stato uno di quelli maggiormente colpiti e danneggiati dalla furia del ciclone Harry. Il danno oltre la beffa, dunque. Spero adesso che le forze dell’ordine conducano indagini celeri che portino all’individuazione di chi ha causato l’incendio». Sulla possibilità che si sia trattato di racket delle estorsioni, Ragusa non si sbilancia: «Non lo possiamo ancora sapere. Ma se così fosse, sarebbe ancora più grave e il fenomeno andrebbe subito arginato. Quel che posso affermare è che non ci sono mai arrivate, come sindacato che rappresenta quasi 50 stabilimenti di Catania e provincia, denunce per richieste di pizzo. Se qualcuno ha subito minacce, forse ha denunciato alle forze dell’ordine senza spargere, diciamo così, la voce».

«Siamo colpiti da quanto successo. Il lido Esagono è un’attività storica, simbolo del nostro territorio - ha detto Andrea Milazzo, della Cna -. L’incendio arriva in un momento critico della stagione, resa complicata dal ciclone Harry che ha messo in ginocchio diversi stabilimenti che danno lavoro a migliaia di persone. Se sarà confermato il dolo, confidiamo che venga fatta luce sui responsabili e sui motivi che li hanno spinti a questo gesto criminale. Non possiamo tornare indietro nel tempo, alla stagione delle intimidazioni e del pizzo. Bisogna restare uniti e avere fiducia nelle istituzioni. Poi faccio una riflessione: pur non essendo a conoscenza di richieste estorsive, dico che chi vuole colpire queste attività non ha certo bisogno di farlo in questo modo. L’anno prossimo, infatti, le concessioni verranno messe all’asta e cambierà tutto».

«Estorsione e ritorsione? Al momento non me la sento di fare dichiarazioni in merito perché non si sa ancora niente di quanto accaduto al lido della scogliera - ha detto Enzo Fargione, titolare della Cucaracha alla Plaia -. Ma quel che posso dire è che noi la malavita la combattiamo avendo sempre al fianco le forze dell’ordine, che presidiano il litorale e sono un deterrente formidabile».

«Piove sul bagnato. Dopo il ciclone Harry ora un incendio doloso causa di sofferenza fisica ma soprattutto mentale per il povero collega titolare dell’Esagono - ha affermato la proprietaria di uno stabilimento della scogliera che preferisce rimanere nell’anonimato -. Anni fa da me un principio di rogo fu provocato da un fornellino lasciato acceso dentro una cabina da un cliente. Per fortuna non ci furono grossi danni. Ma stavolta è diverso. Spero che al più presto si faccia luce sull’accaduto».

«Mi auguro che non si tratti di un atto criminale, ma solo del gesto di qualche balordo che non aveva di meglio da fare - ha detto Antonio Leonardi, presidente provinciale di Assobalneari aderente a Confindustria -. Il risultato però è lo stesso: ingenti danni che si sommano a quelli del ciclone, in una struttura che dà lavoro a oltre 100 persone. Racket? Di solito gli imprenditori che ne sono vittime preferiscono rimanere soli con se stessi».