La ricerca
A Catania Castello Ursino e Duomo invasi dagli alloggi Airbnb. «Ma il mercato non è saturo»
Dal 2017 al 2024 il doppio di annunci mentre i ricavi sono quasi quadruplicati. Graziano (Unict): «Situazione in evoluzione, c’è spazio per nuove regole»
Per i turisti in città sono circa 32mila i posti letto disponibili. Ben 22.890 sono “in vendita” su Airbnb, quasi tre volte più degli 8.820 delle strutture ricettive “certificate”. Il dato è emerso dall’analisi “Airmap”, progetto guidato dal Politecnico di Torino che ha preso in esame l’evoluzione del fenomeno degli alloggi privati in affitto per tempi brevi tramite la piattaforma digitale più diffusa al mondo tra il 2017 e il 2024. Lo studio si è concentrato su 16 delle principali città italiane, tra cui il capoluogo etneo, dove è stato curato da un team della Università di Catania composto dalla ricercatrice Eliana Fisher (Dicar) e dalle professoresse Teresa Graziano (Di3A) e Laura Saija (Dicar). I dati confermano una percezione comune: gli alloggi sono cresciuti molto in questi anni, per la precisione del 90%, contro una media italiana del 52%. Sono passati dai 3.265 del 2017 ai 6.143 del 2024 e i posti letto a disposizione totali sono appunto 22.890. Anche a Catania inoltre la tendenza su Airbnb è l’affitto di interi appartamenti, mentre le altre tipologie di alloggi diminuiscono in percentuale (stanze private) e in assoluto (stanze condivise). Se nel 2017 le intere abitazioni risultavano 2.025 (il 62,1% degli annunci) seguite dalle stanze private (36,5%), nel 2024 le prime rappresentano il 74,1% del totale (4.554 annunci) mentre le seconde il 25,4%, con una variazione dal 2017 rispettivamente del +9,7% e del -30,4%. La quota di stanze condivise e camere d’albergo, pari a 30 e 16% nel 2017, nel 2024 si attesta rispettivamente a 11 e 18%.
«Per la prima volta - spiega Teresa Graziano, professoressa associata di Geografia economico-politica e responsabile scientifico dello studio in città - abbiamo considerato i quartieri storici, e non le municipalità, troppo eterogenee: in centro, ad esempio, San Berillo è molto diverso dalla zona del Duomo. Alle aree di censimento Istat, abbiamo associato il valore georeferenziato proveniente dal database AirDna, strumento di marketing ma utile per lo studio».

Gli alloggi Airbnb sono soprattutto in centro storico, in prossimità delle principali attrazioni turistiche, dove ricade il 56% di tutta l'offerta (3.460 unità). Il quartiere con più annunci nel 2024 è quello del Castello Ursino, con 790, circa il 13% del totale. È anche l'area che ha registrato il maggiore aumento di alloggi tra il 2017 e il 2024, 360 in più. Viene poi l’area “corso Sicilia - Fiera”, con 483 unità (circa l'8% del totale) con 266 nuovi annunci dal 2017. L’area di villa Bellini - via Lago di Nicito è terza con 429 unità (7%). Altre zone con grande intensità di unità Airbnb sono Benedettini, via Umberto - Fiera, Teatro Massimo, Teatro Greco - Crociferi, San Berillo Vecchio, Civita. E soprattutto l’area attorno al Duomo, che possiede 200 unità (circa il 3% del totale), ma ha una densità altissima, pari a 1.818 unità per chilometro quadrato: la media cittadina è di 33. Da sottolineare anche la crescita di quartieri semi-centrali o periferici, tra cui Acquicella e Fortino, che prima del 2017 erano quasi del tutto estranei al fenomeno. «Passando all’hinterland - prosegue Graziano - la presenza maggiore di Airbnb è ad Acireale ed Aci Castello, anche loro luoghi a vocazione turistica, che contano rispettivamente 777 e 558 unità attive nel 2024».
Dal 2017 al 2024 anche il volume d'affari è aumentato, e di molto: +390%. Si è passati da circa 10 milioni di euro nel 2017 a oltre 49 milioni nel 2024. I ricavi medi per host (cioè chi gestisce l’alloggio) sono cresciuti del 176%, passando da 5.459 euro nel 2017 a 15.061 euro annui nel 2024. I ricavi medi per singola unità abitativa sono aumentati del 160%, salendo da 3.105 euro a 8.081 euro annui. In valori assoluti i guadagni a Catania restano sono però ancora al di sotto della media italiana, che nel 2024 registra circa 11.700 euro per unità e 25.000 euro per host.
Le performance sono inoltre proporzionali alle dimensioni dell'host: chi gestisce più strutture ha rendimenti migliori. Per i cosiddetti “small host” (con al massimo 2 alloggi) i ricavi medi annui per ogni unità sono passati da 2.680 euro a 7.044 euro. Per i “medium host” (da 3 a 10 alloggi) si è passati da 3.465 euro a 8.573 euro per unità. I “large host” (più di 10 alloggi) hanno invece visto crescere i ricavi da 3.877 euro nel 2017 fino a 10.559 euro nel 2024. Ma c’è una particolarità tutta catanese: sebbene i ricavi totali dei grandi operatori siano passati da 1,15 milioni a 8,46 milioni di euro, il loro “peso” sul totale dei ricavi è sceso dal 25% al 17%. Gli “small host” sono infatti ancora il 77,8% del totale, con il 49,1% degli alloggi. «La tendenza verso i “large host” - spiega Graziano - è in corso in tutta Italia. Catania ha però ancora un profilo in evoluzione e questo - conclude - può dare tempo alla città di dare regole al settore. In città come Firenze, Venezia o Roma si è già saturi, ma non qui. Per questo approfondiremo ulteriormente».