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l'inchiesta

Garlasco, la mossa a sorpresa di Sempio: "Il suo piede non entra in quelle impronte"

La difesa deposita cinque perizie tecniche per smontare le accuse della Procura. Contestati i soliloqui in auto: "Sapeva di essere intercettato, nessun valore confessorio"

25 Maggio 2026, 21:49

21:50

 Garlasco, la mossa a sorpresa di Sempio: "Il suo piede non entra in quelle impronte"

Una pioggia di consulenze tecniche, misurazioni al millimetro e una rilettura complessiva degli indizi per ribaltare la ricostruzione della Procura.

A poco più di due settimane dalla chiusura delle indagini preliminari, la difesa di Andrea Sempio passa al contrattacco nel nuovo capitolo giudiziario sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.

Lunedì 25 maggio 2026, i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno depositato in Procura un articolato fascicolo: una memoria difensiva, file audio e cinque perizie specialistiche.

La linea è netta: niente interrogatorio immediato per Sempio, all’epoca diciannovenne e amico del fratello della vittima, ma una smontatura puntuale dell’impianto accusatorio.

Per la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, l’indagato sarebbe responsabile di un delitto efferato, scaturito da un rifiuto di natura sessuale e aggravato da motivi abietti e crudeltà.

Per i difensori, invece, i cardini dell’accusa – dalle captazioni ambientali alle traccenon reggono al vaglio tecnico.

Il primo fronte riguarda i cosiddetti “soliloqui” captati nell’auto di Sempio.

Se per i pm quelle frasi, con riferimenti a orari, telefonate e video, configurano indizi pesanti e quasi autoincriminanti, la difesa sostiene l’esatto contrario: nessuna confessione, ma la riproposizione di “dialoghi virtuali” alimentati dal dibattito mediatico protrattosi negli anni.

A sostegno, viene richiamato un audio del 14 aprile 2025 in cui Sempio, rivolgendosi a un’amica, afferma: “qui ci ascoltano, cioè siamo intercettati”, elemento che, per i legali, svuoterebbe di spontaneità le successive esternazioni.

Sul piano comunicativo, il tema più incisivo è l’impronta di scarpa rinvenuta sulla scena.

Le consulenze difensive indicano che la suola impressa sarebbe compatibile con un piede largo non oltre 9,5 centimetri, tolleranze incluse. Le misurazioni effettuate su Sempio attestano invece una larghezza compresa tra 11,5 e 12 centimetri.

La conclusione dei legali è tranchant: “Il piede di Sempio non sta nelle impronte dell’assassino”.

La questione potrebbe sfociare in una richiesta di incidente probatorio qualora si arrivi all’udienza preliminare.

Il contraddittorio tecnico si estende alle tracce biologiche e dattiloscopiche.

L’impronta palmare numero 33, individuata sul muro che conduce alla taverna della villetta, non sarebbe attribuibile con affidabilità a Sempio e, letta alla luce dell’analisi delle macchie di sangue (Bpa), non risulterebbe connessa alla condotta omicidiaria.

Inoltre, una nuova perizia genetica solleva dubbi sul Dna misto recuperato sotto le unghie della vittima: secondo la difesa, non sarebbe scientificamente possibile ricavarne in modo univoco l’aplotipo Y dell’indagato, ampliando il margine d’incertezza rispetto alle precedenti analisi della perita Denise Albani.

Capitolo tempi. Gli inquirenti collocano il decesso di Chiara tra le 9.12 e le 12.30. La difesa contesta in modo radicale questa finestra, ritenendola incompatibile con i movimenti e la presenza di Sempio in via Pascoli nelle ore decisive.

La partita si preannuncia dunque complessa. I legali hanno scelto di non comparire davanti ai magistrati pavesi che hanno appena chiuso il fascicolo, riservandosi di affrontare il confronto davanti a un giudice terzo.

Se il mosaico dell’accusa poggia sulla convergenza di molteplici indizi, l’obiettivo del pool difensivo è disarticolarli uno a uno, riportando il caso di Garlasco nel perimetro del ragionevole dubbio.