la sentenza
Mafia, massoneria e appalti a Licata: arriva la sentenza per l'inchiesta Assedio-Halycon
Il processo ricostruisce la rete della nuova famiglia mafiosa capace di condizionare i lavori pubblici, le scommesse e la sanità. Già condannati in altri stralci un consigliere comunale e un funzionario regionale
Due condanne e sei assoluzioni (una delle quali per prescrizione), per gli imputati al processo scaturito dalle inchieste "gemelle" denominate "Assedio" e "Halycon", condotte sul campo dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, e dal Ros, che hanno disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Licata, che avrebbe pure stretto accordi con la politica e la massoneria deviata, per portare avanti i propri interessi economici e personali nell'ambito dei lavori pubblici, scommesse e sanità.
I giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, hanno inflitto la condanna a 12 anni di reclusione per i fratelli Gabriele e Vincenzo Spiteri, 52 e 58 anni, che secondo l'accusa sarebbero stati uomini di fiducia del boss Angelo Occhipinti.
Assolti Angelo Bellavia, 71 anni, il figlio Vincenzo Bellavia, 41 anni, Antonino Cusumano, 49 anni, tutti licatesi, Alberto Riccobene, 59 anni, di Palma di Montechiaro, Salvatore Patriarca, 48 anni, imprenditore di Ragusa e Antonino Massaro, 67 anni, di Licata, quest'ultimo poiché il reato è risultato prescritto.
Nell'inchiesta era finito anche Giovanni Lauria, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Licata, morto nel 2023 all'età di 83 anni: nei suoi confronti i giudici hanno disposto, quindi, il “non doversi procedere”.
La famiglia mafiosa di Licata, che sarebbe stata guidata dal boss Angelo Occhipinti, secondo quanto ha accertato il processo, avrebbe stretto accordi con la politica locale e la massoneria.
Il funzionario regionale Lucio Lutri, iscritto a una loggia, e il consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari, sono stati condannati in altri stralci dell'inchiesta.