amministrazione
Palermo, il censimento comunale svela il caos dei cartelloni pubblicitari: su 8mila impianti quasi la metà sono abusivi
Trovati 3.500 spazi pubblicitari che non pagano le tasse e senza autorizzazioni
Un caos che rischiava di causare altro caos. Il tema è quello degli impianti pubblicitari all’esterno, su cui ieri il Comune ha comunicato di avere terminato un censimento su tutto il territorio cittadino. Con risultati che raccontano un settore anarchico.
Si può partire dal numero totale di impianti pubblicitari censiti dai tecnici comunali e poi andare per sottrazione: di 8mila spazi presenti oggi in città quelli regolari e registrati all’anagrafe tributaria sono 4.500. Significa che 3.500 tabelloni sono del tutto abusivi, non sono mai stati registrati, non hanno ricevuto un'autorizzazione e non pagano le tasse. Il numero totale supera anche quello degli impianti censiti nel 2011, quando il Comune ne registrò 5.700. Da ultimo, non è rispettato neanche l'obbligo di indicare su una targhetta, che nei comunicati comunali è indicata come "cimasa", il nome dei titolari dell'impianto: l'ottanta per cento dei tabelloni è risultata fuori norma.
Un settore fuori controllo dunque, su cui l'amministrazione rivendica il tentativo di rimettere le cose a posto: «Dopo troppi anni di assenza di controlli strutturati e di una reale pianificazione del settore – ha scritto in una nota il sindaco Roberto Lagalla – il Comune sta finalmente affrontando in maniera organica il tema della pubblicità esterna. Questa attività rappresenta un importante intervento di legalità e di decoro urbano, ma anche di trasparenza amministrativa e tutela degli operatori economici che rispettano le regole».
Dietro il ripristino dell'ordine però si muove anche la procedura in corso per l'assegnazione di superfici pubblicitarie, iniziata nel 2025. La gara d'appalto prevede due fasi distinte: la prima in cui si mettono a gara 14 macrolotti e la seconda in cui si passa ai progetti in dettaglio, specificando quanti tabelloni vengono installati in ogni lotto. La procedura è stata impugnata al Tar da quattro aziende diverse, che hanno sempre però visti respinti i propri ricorsi.