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la sentenza

Mafia, la Cassazione conferma lo sconto di pena per il boss di Canicattì Lillo Di Caro

Cancellati i 30 anni di reclusione in continuazione con le vecchie condanne: la pena complessiva per l'anziano capomafia scende a 23 anni

27 Maggio 2026, 11:01

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Mafia, la Cassazione conferma lo sconto di pena per il boss di Canicattì Lillo Di Caro

Cancellati 30 anni di reclusione in continuazione con altre due precedenti condanne per il capomafia di Canicattì, Calogero Lillo Di Caro, ottantenne, tornato in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Xydi” condotta dai carabinieri di Agrigento e del Ros e coordinata dalla Dda di Palermo, che ha stretto il cerchio sull'ultimo superlatitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, ed ha colpito, in particolare, il mandamento di Canicattì e all'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea. Il tribunale di Agrigento, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha parzialmente accolto l’istanza presentata dal boss canicattinese e ha rideterminato la pena complessiva in 23 anni di reclusione. Verdetto confermato adesso dalla Cassazione che ha rigettato il ricorso del procuratore della Repubblica di Agrigento con la richiesta di ripristinare la pena dei trent’anni. «Il ricorso come tale, dev’essere rigettato – scrino i giudici ermellini –. I fatti di cui alle due sentenze erano stati commessi in epoca con accertata appartenenza del condannato all’associazione per delinquere di stampo mafioso Cosa nostra valorizzando altresì l’identità dei luoghi di commissione e la modalità delle condotte, per tale via ritenendo che i fatti di estorsione e di trasferimento fraudolento di valori, fossero stati commessi da Di Caro nella veste di capo dell’associazione, costituendo parte integrante di un programma predeterminato». Lillo Di Caro è figura di primo piano, avendo egli stabilito contatti dagli anni '80 con esponenti di spicco della consorteria mafiosa operante in provincia agrigentina, nonché in ambito regionale, come è stato rilevato dalle due sentenze di condanna per il reato di cui all'art.416 bis, entrambe passate in giudicato e risalenti, rispettivamente, al 1997 ed al 2008. Il suo nome comparve la prima volta in atti giudiziari già nel corso delle indagini che portarono all’operazione "Santa Barbara" del 1993. Nella sua agenda vennero trovati i nomi e i numeri di telefono, tra gli altri di boss del calibro di Pippo Calò e Nino Rotolo. Venne arrestato anche in un blitz antimafia della Squadra Mobile di Agrigento, insieme ai vertici della famiglia mafiosa di Camastra.