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crisi idrica

Guerra dell'acqua tra Aica e Siciliacque: scatta il taglio delle forniture. Carte inviate alla Procura della Repubblica

La società di sovrambito riduce la portata: "Diamo acqua in base a quanto ci pagano". L'azienda d'ambito accusa: "Scelta assurda, a rischio la fascia costiera"

27 Maggio 2026, 11:20

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Il braccio di ferro tra Aica e Siciliacque torna ad accendersi e, alla vigilia dell’estate, fa tremare un territorio già provato da mesi di turnazioni e disservizi. La società d’ambito ha comunicato alla società consortile la riduzione delle forniture idriche.

Il nodo è economico: Aica versa 800mila euro al mese, cifra che, secondo Siciliacque, corrisponde esattamente al volume d’acqua erogato. «Forniamo acqua commisurata a quanto il distributore ha deciso unilateralmente di pagare», afferma la società sovrambito. Aica ha respinto con forza la comunicazione, sostenendo che quella cifra non è frutto di una scelta unilaterale, ma dell’intesa raggiunta a suo tempo con la mediazione dell’assessore regionale Francesco Colianni, quando erano in ballo i 20 milioni di prestito della Regione, metà dei quali già versati da Aica nelle casse di Siciliacque.

«Una comunicazione assurda – ribatte il direttore generale Francesco Fiorino – rischiamo di lasciare senz’acqua tutta la fascia costiera, dove in estate la popolazione esplode. Senza maggiori forniture non possiamo garantire il servizio».

Tutto questo nonostante gli invasi siano pieni dopo le piogge invernali, cosa che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo agli utenti. Aica ha risposto inviando una nota dettagliata a Siciliacque, e per conoscenza alla Regione e alla magistratura, contestando punto per punto la posizione della società di sovrambito, che replica parlando di «diversa ripartizione delle forniture a parità di volume» per eventuali richieste aggiuntive.

Aica insiste: «Con correttezza abbiamo dichiarato che oggi possiamo garantire 800mila euro, ma stiamo lavorando su contrattualizzazioni e risanamento aziendale che aumenteranno gli incassi. Paghiamo regolarmente, cosa mai avvenuta prima. Non siamo in un libero mercato: non si può decidere quanta acqua dare in base a quanto si paga. E come se noi interrompessimo la fornitura ad un ospedale che non riesce a pagare.»

Durissima la Cgil provinciale, che parla di «scelta gravissima» da parte di Siciliacque e denuncia il rischio di aggravare una situazione già drammatica per l’intera provincia.