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27 maggio 2026 - Aggiornato alle 18:30
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Niscemi

No Muos rilancia il 2 giugno: giornata di azione diffusa contro basi e militarizzazione

Per il 2 giugno, mobilitazione diffusa: il Movimento No Muos e reti antimilitariste organizzano presìdi, flash mob e iniziative in più città contro le antenne Muos, le basi Nato e la crescente militarizzazione del territorio, dell'ambiente e delle economie locali.

27 Maggio 2026, 18:36

No Muos

Il Movimento No Muos prosegue la sua opposizione alla militarizzazione dei territori, includendo la vicina base della Marina militare statunitense di contrada Ulmo, dove dal 2016 sono operative tre imponenti e contestatissime antenne del sistema Muos per le comunicazioni satellitari ad alta frequenza.

Per martedì 2 giugno, Festa della Repubblica, il collettivo ha indetto una “Giornata di azione diffusa sul territorio per un’Italia antimilitarista”.

Alla mobilitazione aderiscono il Movimento No Base (Pisa e Pontedera), il Comitato No Muos, No Sigonella Catania, Vicenza per la Palestina, Catanesi solidali con il popolo palestinese, No F-35 Trapani-Birgi e A Foras (Sardegna).

L’iniziativa prevede presìdi, flash mob e appuntamenti pubblici in diverse città italiane, tra cui Niscemi (in piazza Vittorio Emanuele), Pontedera, Cagliari, Vicenza, Augusta-Priolo e Trapani.

“L’iniziativa – spiega in una nota il Movimento No Muos – nasce dal confronto tra movimenti e comitati impegnati contro basi militari, le servitù belliche, le grandi opere funzionali alla logistica di guerra ed i processi di militarizzazione che incidono sempre più profondamente sulla vita quotidiana, sull’ambiente e sugli spazi democratici. La mobilitazione intende portare all’attenzione pubblica il ruolo strategico assunto dall’Italia nelle politiche militari e nei dispositivi della Nato, attraverso basi operative, porti, hub logistici, sistemi di telecomunicazione militare, poligoni ed industrie collegate alla produzione bellica.”

Secondo i promotori, l’espansione della presenza militare e delle relative infrastrutture produce effetti economici, sociali e ambientali ritenuti devastanti: consumo di suolo, inquinamento, sottrazione di risorse ai servizi pubblici, trasformazione delle economie locali e restringimento degli spazi democratici.