l'inchiesta
La spazzatura che puzza di illecito, l'amministratore unico di una società pubblica siciliana rischia grosso
Ecco le accuse che vengono mosse dalla procura distrettuale antimafia di Caltanissetta dopo l'indagine dei carabinieri
I riflettori accesi sulla discarica comprensoriale di Timpazzo che serve i Comuni di Gela, Butera, Mazzarino, Niscemi, Riesi, Delia e Sommatino.
Sulla sua gestione, affidata alla Impianti Srr, società in house nata per gestire il ciclo integrato dei rifiuti nei Comuni d’ambito, da qualche anno hanno posto l’attenzione i carabinieri del Reparto territoriale di Gela e quelli del Noe in un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta.
Un’attività investigativa lunga e articolata con la richiesta adesso della procura delle misure cautelari. Ma prima ancora di emetterle il gip vuole sentire gli indagati, così è stato fissato il calendario degli interrogatori. L’indagine riguarda sei persone a cominciare dal vertice della Impianti Srr l’ingegnere palermitano Giovanna Picone il cui incarico di amministratore unico è stato di recente rinnovato per un triennio dal cda della Srr 4. La Impianti è nata con lei ed ha gestito, oltre alla discarica di Timpazzo, tutta la fase di avvio del servizio di raccolta dei rifiuti nei sei Comuni d’ambito e a Piazza Armerina.
L’ing. Picone è anche consulente nominata dal presidente della Regione per sbrogliare la matassa dell’impianto di depurazione di Priolo. La prossima settimana è previsto il suo interrogatorio davanti al gip del tribunale di Caltanissetta alla presenza dei magistrati della Dda nissena sui reati relativi alla gestione dei rifiuti a Timpazzo che le vengono contestati. Tra i reati ipotizzati l’associazione dedita al traffico illecito di rifiuti.
Insieme a lei devono rispondere altre 5 persone coinvolte a vario titolo nella gestione della discarica. Una vicenda su cui al momento trapela poco riguardo ai particolari di ciò che viene contestato agli indagati. Ma pare che dietro la lunga indagine che risalirebbe ad un paio di anni addietro, vi sia un’attività investigativa condotta con telecamere piazzate dentro la discarica ed intercettazioni.
Timpazzo fino a qualche anno fa nel cuore dell’emergenza rifiuti in Sicilia ha aperto i cancelli più volte a Comuni fuori dall’ambito e questo ha causato l’esaurirsi anzitempo delle sue vasche imponendo la presentazione alla Regione di un progetto per ampliare la discarica creando una nuova vasca.
La Regione lo ha poi inserito nel suo piano dei rifiuti e il progetto è in corso di autorizzazioni. Intanto ora è scoppiata questa vicenda giudiziaria che mette in discussione il sistema dello smaltimento dei rifiuti in quella discarica chiamando in causa chi ne ha la responsabilità di vertice e chi ha gestito la fase operativa.