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L'inchiesta

Galvagno, con l'archiviazione cade (definitivamente) il capitolo della corruzione sul Capodanno

Il gip accoglie l’istanza dei pm di Palermo: «Un quadro indiziario di incertezza». Il capitolo sui fondi per i festeggiamenti della notte di San Silvestro a Catania risultava già stralciato nella richiesta di rinvio a giudizio

28 Maggio 2026, 06:00

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Galvagno, con l'archiviazione cade (definitivamente) il capitolo della corruzione sul Capodanno

Giù il sipario. Il capitolo sul finanziamento regionale del Capodanno, che si è tenuto a piazza Duomo a Catania nel 2024, è definitivamente fuori dall’inchiesta che coinvolge il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Le indagini difensive depositate dopo l’avviso di conclusione indagine hanno avuto un peso ben preciso. Infatti i pm di Palermo avevano stralciato questo presunto episodio di corruzione già dalla richiesta di rinvio a giudizio. Era un filone in cui era finita la valanga di intercettazioni sulle richieste di biglietti per eventi che Sabrina De Capitani, l’ex portavoce di Galvagno, aveva chiesto all’impresario Nuccio La Ferlita. Nel primo impianto d’accusa sarebbero stati una delle utilità del patto corruttivo. Ma la ricostruzione si è assolutamente sgonfiata proprio su questo punto. La procura di Palermo lo mette nero su bianco nell’istanza che ha depositato al gip: «Il presente procedimento, avente a oggetto le vicende del finanziamento del Capodanno di Catania 2024 da parte della Regione Siciliana, va archiviato in quanto - a seguito degli elementi emersi dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari - sussiste un quadro indiziario di incertezza sulla sussistenza di un nesso di corrispettività fra le utilità richieste dai pubblici ufficiali e il predetto finanziamento. E dunque non è possibile una ragionevole previsione di condanna». Questo scrivono i pm nella richiesta di archiviazione depositata il 17 novembre 2025. Ricordiamo che in questa contestazione c’erano Galvagno, La Ferlita, De Capitani e Giuseppe Cinquemani. Il decreto del gip è invece arrivato due mesi fa: 17 marzo 2026. Il gip non si discosta molto da quanto analizzato dai pm. E dispone l’archiviazione reputando che «in punto di diritto il procedimento deve essere archiviato ogniqualvolta gli elementi forniti nel corso delle indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna». Il giudice inoltre ha ritenuto «condivisibili le argomentazioni esposte nella richiesta». Da questa analisi il gip ha firmato il The End alla vicenda giudiziaria legata ai finanziamenti per i festeggiamenti a Catania per la notte di San Silvestro di due anni fa.

Era l’estate scorsa quando l’inchiesta sul presidente dell’Ars ha riempito le prime pagine dei giornali nazionali e regionali. La tesi iniziale dei pm è stata rivista più volte in alcune parti. Sono state “cancellate” - ad esempio - alcune delle utilità personali: come quel vestito comprato in un noto negozio di Palermo. Ma dietro la vicenda dell’abito ci sarebbe stato uno scherzo che nulla c’entrava con il meccanismo dei fondi destinati alle fondazioni che facevano riferimento all’imprenditrice Marcella Cannariato, ex moglie di Tommaso Dragotto di Sicily by Car.

«L’archiviazione richiesta dai pm di Palermo e confermata con decreto dal gip restituisce serenità a Cinquemani che durante le indagini ha fornito alla procura documenti e prove idonee ad escludere la sussistenza del reato di corruzione, chiarendo come il detto reato non sia mai stato commesso né da lui né dal presidente Galvagno. Siamo soddisfatti del fatto che le posizioni di entrambi siano state archiviate con una motivazione che riconosce la validità delle ragioni fornite dalla difesa», così commenta l’avvocato Antonia Lo Presti, difensore di Cinquemani, ma anche componente del collegio difensivo del presidente dell’Ars assieme all’avvocato Ninni Reina e al professore Vittorio Manes.

Tira un sospiro di sollievo anche l’impresario Nuccio La Ferlita, che fin dal principio aveva respinto le accuse. «L’archiviazione restituisce dignità e serenità - dice l’avvocato Gaetano Rizzo - a un imprenditore che da anni opera nel settore degli eventi e della promozione culturale del territorio siciliano con professionalità, trasparenza e sacrificio. Questa decisione dimostra ancora una volta l’importanza del contraddittorio difensivo e della verifica concreta dei dati documentali rispetto a ricostruzioni iniziali che, alla prova degli atti, si sono rivelate prive di fondamento. Resta inevitabilmente l’amarezza per l’impatto mediatico e personale che vicende di tale natura producono nella vita di uomini e imprese, ma oggi prevale la soddisfazione per un risultato che riafferma principi fondamentali di civiltà giuridica: la presunzione di innocenza, il diritto di difesa e la centralità della prova».

BOX: Cosa resta in piedi: filone fondazioni e auto blu
Quali sono le accuse che hanno resistito a carico del presidente dell’Ars? La corruzione per i fondi - stanziati dall’Assemblea e dalla Federico II - per alcuni eventi organizzati e promossi dalla Fondazione Dragotto e dalla Fondazione Bellissario. E, inoltre, il peculato per l’uso dell’auto blu che ha aperto anche alle contestazioni di falso e truffa. Il presidente Galvagno ha scelto di chiedere il giudizio immediato. Un passaggio che accelera i tempi giudiziari saltando l’udienza preliminare. Ma il processo, che si è aperto il mese scorso, sicuramente avrà uno stallo perché il 18 giugno la difesa dell’esponente meloniano solleverà l’eccezione sulla competenza territoriale dal Tribunale di Palermo a quella di Catania. Un’eccezione che punta soprattutto sull’accusa di peculato per l’uso improprio dell’auto blu. Ed essendo il peculato l’accusa più grave potrebbe accadere, nel caso in cui il Tribunale di Palermo si dichiari incompetente a livello territoriale, che il processo dovrebbe migrare al completo dall’altra parte dell’Isola.