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L'OPERAZIONE

Il tesoro di Messina Denaro e i 3 arrestati: in manette il narcos del boss, la moglie e il figlio banchiere

Dal clan di Messina Denaro a Morgan Stanley: i soldi della droga riciclati nell'alta finanza europea

28 Maggio 2026, 11:34

11:40

Il tesoro di Messina Denaro e i 3 arrestati: in manette il narcos del boss, la moglie e il figlio banchiere

Vi entrò poco più che ventenne: un insospettabile commerciante di abbigliamento di Campobello di Mazara, il paese dell’ultimo covo di Matteo Messina Denaro, capace di trasformarsi in un trafficante di primo piano. Più volte finito nelle carceri italiane e spagnole, non ha mai abbandonato gli affari con gli stupefacenti. Fino a oggi, quando la Guardia di finanza, su disposizione della Dda di Palermo, si è presentata nell’abitazione della madre, dove sconta i domiciliari, per notificargli una nuova ordinanza di custodia cautelare. L’ennesima per Giacomo Tamburello, 66 anni. Stesso provvedimento per l’ex moglie, Maria Antonina Bruno, e per il figlio Luca, tutti ritenuti parte del business di famiglia, che secondo l’accusa sarebbe stato gestito sotto il controllo del clan di Matteo Messina Denaro.

L’indagine, che ha portato le Fiamme gialle a setacciare istituti di credito in mezza Europa e in diversi paradisi fiscali, e a disporre sequestri per 200 milioni di euro, è scaturita da una segnalazione di una banca di Andorra, intenzionata a far luce sui conti milionari intestati a Bruno. Da lì la Dda di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia, ha ricostruito l’enorme patrimonio riconducibile ai Tamburello.

Le attività illecite dell’indagato — si legge nel provvedimento del gip — “sono sempre state caratterizzata da un consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra, con particolare riferimento alla famiglia di Campobello di Mazara e, più in generale, al mandamento di Castelvetrano, a cui è risultato collegato attraverso esponenti di spicco”: i vertici della mafia trapanese, rappresentati da boss come Nunzio Spezia, Antonio Messina, Leonardo Bonafede, alleato di ferro di Francesco Messina Denaro, padre di Matteo.

L’ultimo reddito lecito di Tamburello risale al 1985, quando gestiva una boutique. In seguito, ai funzionari bancari cui affidava cospicue somme prima di investirle in azioni, titoli, attività commerciali e immobili, dichiarava di disporre di ricche eredità o di profitti derivanti dal mattone. Stessa versione fornita dall’ex moglie. Il figlio Luca, anch’egli coinvolto nei traffici secondo gli inquirenti, si è laureato in discipline bancarie e finanziarie internazionali e ha lavorato in istituti come Morgan Stanley a Londra, esperienze che gli avrebbero consentito di intrecciare relazioni con l’alta finanza. Gli imponenti flussi di denaro generati dal narcotraffico a partire dalla fine degli anni Ottanta sarebbero stati reinvestiti tramite società schermo e prestanome. E, sempre secondo la Procura, il giovane “acquisite le necessarie competenze tecniche ha nel tempo affiancato il padre nella gestione dei patrimoni illeciti”.