l'atto d'accusa
La guerra dell'acqua, il sindaco di Sciacca alza il tiro: "Basta ricatti da Siciliacque, l'estate non può essere un'emergenza programmata"
Termine lancia un appello ai colleghi della provincia di Agrigento e chiede la convocazione urgente dell'assemblea dei sindaci. Sotto accusa la riduzione delle forniture idriche nonostante gli invasi pieni e il piano di rientro economico già avviato con AICA
Basta con la prepotenza di Siciliacque. Basta ricatti. Dia ai cittadini tutta l’acqua di cui hanno bisogno per affrontare la stagione estiva. Non usa giri di parole Fabio Termine, sindaco di Sciacca, che con una dichiarazione durissima e senza precedenti apre un fronte di scontro frontale con il colosso che gestisce i grandi acquedotti dell'isola. La miccia che ha fatto esplodere la rabbia del primo cittadino è la decisione della società di non incrementare l'erogazione idrica destinata ai comuni della provincia di Agrigento, nonostante l'arrivo del caldo torrido e l'imminente picco dei consumi legato alla stagione turistica.
Un blocco che Termine definisce incomprensibile e gravissimo, soprattutto alla luce di un quadro idrico regionale apparentemente favorevole. Il sindaco ricorda infatti come il territorio sia reduce da una stagione piovosa straordinaria, che ha finalmente riempito gli invasi. Un paradosso che si consuma sotto gli occhi dei siciliani, già costretti ad assistere allo spreco di oltre 100 milioni di euro per la realizzazione e l’attivazione di due dissalatori dai costi di gestione enormi. Di fronte a dighe colme e investimenti milionari, le comunità agrigentine rischiano invece di ripiombare nel baratro del razionamento proprio nel momento in cui cittadini, imprese e alberghi avrebbero bisogno di certezze.
Il nodo finanziario e lo schiaffo all'acqua pubblica
Dietro la scelta di Siciliacque si allunga l'ombra del contenzioso economico con AICA, l'azienda idrica dei comuni agrigentini. Tuttavia, il sindaco di Sciacca rigetta con forza la linea della fermezza finanziaria, giudicandola inaccettabile alla luce degli ultimi sviluppi societari. AICA ha già siglato un accordo formale per il rientro del debito da 20 milioni di euro e, grazie al lavoro della direzione generale e del consiglio di amministrazione, sta faticosamente riportando in equilibrio i propri conti.
Ma la critica di Termine si sposta rapidamente dal piano contabile a quello politico e ideale, toccando il tema caldissimo della gestione delle risorse. "Questa terra aveva scelto una strada chiara: quella della gestione pubblica dell’acqua", attacca il sindaco, ricordando l'esito dei referendum. "I cittadini hanno votato per l’acqua bene comune e non merce su cui fare soldi. E invece oggi ci ritroviamo con gli acquedotti nelle mani di una società partecipata al 25% dalla Regione Siciliana che continua a esercitare una posizione dominante". Utilizzare la risorsa idrica come strumento di pressione finanziaria sulle comunità viene bollato dal primo cittadino non solo come un atto immorale, ma come qualcosa di delittuoso.
Sindaci uniti e deputati in assemblea: scatta la mobilitazione
L'offensiva di Sciacca punta ora a creare un fronte comune tra i primi cittadini della provincia per evitare "l’ennesima estate di emergenza e mortificazioni". Fabio Termine ha rivolto un appello accorato e senza ambiguità a tutti i colleghi sindaci e alla deputazione regionale affinché intervengano immediatamente per fermare il braccio di ferro.
La prima mossa formale è già partita questa mattina, con l'invio di una richiesta ufficiale al presidente dell’ATI per chiedere la convocazione d’urgenza dell’assemblea dei sindaci, da svolgersi alla presenza dei deputati regionali. La linea di Sciacca è tracciata e non prevede passi indietro: il Governo regionale deve assumersi la totale responsabilità politica della vicenda, perché "il diritto all'acqua viene prima di qualsiasi logica finanziaria".