Paternò
«Destinare l’ex albergo Sicilia ai lavoratori stranieri»
L’associazione “Penelope” propone di farne un centro di accoglienza ma il presidente della Commissione straordinaria non è d’accordo: «Non è tra le ipotesi al vaglio»
Accoglienza dei lavoratori stranieri in città per lavorare come braccianti agricoli. Ancora un nulla di fatto dalle riunioni in Prefettura, dove nonostante i confronti si ripetano ormai da anni, la decisione finale non è ancora arrivata.
In questa incertezza c’è una proposta destinata a fare discutere. È quella avanzata nel corso dell’ultimo confronto in Prefettura, dall’associazione “Penelope” che a Paternò sta seguendo i lavoratori stranieri grazie al progetto, finanziato dalla Regione e denominato “Supreme 2”. La proposta è quella di destinare a struttura abitativa per stranieri l’ex albergo Sicilia di via Vittorio Emanuele, ad oggi di proprietà della Città metropolitana.
La struttura, chiusa da decenni, da ultimo è stata murata. Il motivo? Veniva utilizzata come ricovero di fortuna da lavoratori stranieri, con l’immobile che nel corso del tempo era diventato una bomba ecologica per la grande quantità di rifiuti e di escrementi umani lasciati al suo interno. «Lo diciamo da molto tempo - evidenzia Giuseppe Bucalo, dell’associazione “Penelope” - Quella struttura è l’emblema del fallimento. Visto che è utilizzata come ricovero per stranieri, la sua destinazione alla loro accoglienza organizzata sembra la soluzione più logica». Contrario alla proposta della “Penelope” si è dimostrato il presidente della Commissione straordinaria, Santi Giuffrè, che ha evidenziato come sull’ex albergo Sicilia si sta lavorando con la Città metropolitana per riuscire a recuperare l’immobile da destinare a un intervento che possa servire al territorio.
La Città metropolitana, che sembrava irremovibile rispetto alla vendita dell’immobile, qualche settimana fa, dopo una fitta interlocuzione con i commissari straordinari, ha dimostrato apertura rispetto ad una cessione in comodato d’uso gratuito dello stesso. Resta da capire in cosa trasformarlo. La possibilità di destinarlo a centro d’accoglienza per stranieri, ha evidenziato il commissario Giuffrè, non è tra le ipotesi al vaglio. Più che un immobile al centro della città, accanto il suo polmone a verde più importante, la villa Moncada, per l’accoglienza si potrebbero percorrere altre vie, guardando ad altri immobili esistenti e anche questi da recuperare.
Certo il problema dell’accoglienza resta; soprattutto resta una spina nel fianco l’accampamento di Ciappe Bianche dove nelle settimane a più alta presenza, nei freddissimi mesi invernali, in tende di fortuna dormono fino a 250 persone.