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l'inchiesta

Non chiamatelo pizzo: il 10% fisso di Messina Denaro sull'import di hashish

Il racconto dei collaboratori di giustizia svela come il boss garantisse protezione ai trafficanti in cambio di una percentuale fissa che lo ha reso ricchissimo.

28 Maggio 2026, 19:37

20:05

 Non chiamatelo pizzo: il 10% fisso di Messina Denaro sull'import di hashish

Matteo Messina Denaro non si limitava al pizzo tradizionale: pretendeva vere e proprie partecipazioni nelle imprese.

Per oltre trent'anni l'inafferrabile capomafia di Castelvetrano avrebbe operato come socio occulto in decine di attività economiche e traffici illeciti, imponendo una regola ferrea: il 10% dei ricavi doveva confluire nelle sue tasche.

A svelare questo sofisticato meccanismo di arricchimento è il collaboratore di giustizia Vincenzo Spezia, già vertice della famiglia di Campobello di Mazara, le cui dichiarazioni hanno portato di recente all'arresto del narcotrafficante Giacomo Tamburello, insieme all'ex moglie e al figlio.

Secondo Spezia, il rapporto tra Messina Denaro, detto “U Sicco”, e i trafficanti non era una semplice estorsione, bensì un vero patto societario. I Tamburello versavano il denaro al latitante per una ragione elementare: chi si sottraeva al pagamento rischiava la vita.

In cambio della percentuale del 10%, Giacomo Tamburello otteneva dal capo riconosciuto di Cosa Nostra il via libera a gestire senza intralci profitti ingentissimi generati dal narcotraffico.

L'ingranaggio era rodato e transnazionale: la droga partiva dal Marocco, transitava in Spagna, raggiungeva Brescia e da lì veniva smistata nel resto d'Italia.

Di ogni singolo carico, Messina Denaro incassava la sua “decima”.

Spezia ha riferito ai pm di Palermo di un colloquio diretto con il boss, che gli avrebbe confermato compiaciuto: «Chisti mi detteru u 10% degli introiti».

La fedeltà al padrino era assoluta e il flusso di denaro costante, tanto da finanziare anche le sue cure mediche. Gli investigatori hanno decodificato un'intercettazione del 2016 in cui Tamburello predispose una somma destinata a una persona in procinto di affrontare un intervento chirurgico (“Il tempo che si fa il coso... l'operazione”).

In quell'anno, il latitante si sottopose proprio a un'operazione per un'ernia inguinale, circostanza che conferma come i proventi della droga sostenessero direttamente i suoi bisogni personali.

La dimensione internazionale di questo “sistema del 10%” trova riscontri anche oltre oceano. Giuseppe Bruno, pentito di Bagheria detenuto in Brasile dal 2023 e oggi collaboratore di giustizia, ha aggiunto ulteriori elementi sul ruolo centrale della famiglia Messina Denaro.

Le sue dichiarazioni corroborano l'esistenza di una vasta rete per l'importazione di hashish dal Marocco, alimentata da solidi accordi con i narcos spagnoli e persino con esponenti della criminalità calabrese.