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il caso

Fumogeni e bombe carta al Massimino, la rabbia del sindaco Trantino: "Macchiata l'immagine della tifoseria e della città"

"Contestare è legittimo, trasformare uno stadio in un luogo di tensione è inaccettabile: solidarietà a steward, forze dell'ordine e ai tifosi che hanno subito quanto accaduto"

28 Maggio 2026, 22:00

Fumogeni e bombe carta al Massimino, la rabbia del sindaco Trantino: "Macchiata l'immagine della tifoseria e della città"

Stavolta non c'è stato bisogno di Instagram o di TikTok. E neanche di uno dei tanti reel che di tanto in tanto il primo cittadino ama postare sul proprio profilo Facebook.

Mercoledì sera, infatti, sugli spalti del Massimino, è bastato guardare la faccia del sindaco Enrico Trantino per comprendere il suo stato di desolazione e di disgusto.

Mentre una parte dell'Italia calcistica seguiva con attenzione il tentativo disperato del Catania di ribaltare lo 0-4 subito domenica sera in casa dell'Ascoli, a un tratto la squadra marchigiana è riuscita ad andare a segno, cancellando così le residue speranze del gruppo di Toscano e della gente rossazzurra di centrare l'impresa clamorosa.

Apriti cielo. A un tratto gli applausi e le urla di incoraggiamento si sono trasformate in gesti di stizza e in grida di rabbia e per alcuni minuti sia dalle curve sia da una porzione di Tribuna B è stata una vera e propria pioggia di fumogeni e di bombe carta. Con sospensione della partita e inevitabile figuraccia in diretta nazionale.

«Quanto accaduto durante Catania-Ascoli - sono state le parole di Trantino, sollecitato da "La Sicilia" sul tema - non rappresenta la nostra città né la passione autentica dei tifosi rossazzurri. Contestare è legittimo, ma trasformare uno stadio in un luogo di tensione e pericolo con petardi e torce lanciati in campo è inaccettabile, anche di fronte alle più cocenti delusioni».

E che tensione ci sia stata lo dimostra il fatto che, complice anche la rete ospite, dopo le prime esplosioni di bombe carta, in tanti hanno preferito abbandonare l'impianto sportivo di Cibali, chiudendo nel peggiore dei modi la loro stagione a supporto del Catania di Pelligra.

Tutto ciò mentre il personale in servizio allo stadio e i rappresentanti delle stesse forze dell'ordine - in testa i vigili del fuoco, impegnati a evitare che i fumogeni potessero danneggiare la pista di atletica - correvano a destra e sinistra per evitare che la situazione potesse in qualche modo degenerare, con pericoli per l'incolumità di chi era all'interno o a ridosso del rettangolo di gioco e di chi si trovava sugli spalti.

«Per questo - prosegue Trantino - esprimo solidarietà agli steward, alle forze dell'ordine e a tutti gli spettatori presenti. Catania merita di essere conosciuta per il calore e per la civiltà della sua tifoseria, non per episodi che vanno isolati e che danneggiano l'immagine della città e dello sport».

E che di danni ne siano stati arrecati in queste settimane appare evidente ai più. Gli incidenti di Lecco, per quanto pianificati e provocati da tifoserie avversarie, impediranno ai sostenitori rossazzurri di andare in trasferta per un bel pezzo. E anche dopo quanto accaduto mercoledì sera, in casa con l'Ascoli, ci sono state e ci saranno probabilmente ulteriori refluenze: la multa per la società etnea, indirettamente "punita" per il mancato risultato sportivo dai propri tifosi; e poi l'indice puntato di chi dice che quando c'è il Catania in mezzo non si può stare mai tranquilli.

Non il modo migliore, al di là della mentalità ultras e di tutto quello che di buono possa venire da essa, per far sì che là dove si muovono certe leve qualcuno possa cominciare a guardare con benevolenza alle sorti sportive di questa società. Anzi, di questa città.