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L’analisi

La "guerriglia" al Massimino, Di Bella: «I calciatori del Catania diventino testimonial di legalità»

Il presidente del Tribunale per i minorenni di Catania: «Sono stato a Barcellona per una partita e sembrava di essere a teatro, anche qui può diventare lo stesso»

29 Maggio 2026, 05:30

La "guerriglia" al Massimino, Di Bella: «I calciatori del Catania diventino testimonial di legalità»

Contrastare l’esibizionismo violento su TikTok con la stessa arma di comunicazione. E quindi usare i social per cominciare a diffondere la cultura della legalità. Perché i giovani, i minori, hanno bisogno di punti di riferimento. E se il giocatore della squadra del cuore condannasse senza se e senza ma alcuni comportamenti, come aggressioni, cori contro le forze dell'ordine e lancio di bombe carta allo stadio? Forse qualche ragazzino comincerà a porsi delle domande. A riflettere.

«I calciatori del Catania diventino testimonial di legalità». La proposta è stata lanciata dal presidente del Tribunale per i minorenne di Catania, Roberto Di Bella, profondamente amareggiato dallo spettacolo da guerriglia urbana che si è registrato mercoledì sera allo stadio Massimino. «Qualche anno fa ho assistito a una partita di calcio a Barcellona, in Spagna, e sembrava di essere a teatro. Non capisco perché anche in Sicilia non possa essere così. Sono convinto che anche negli stadi siciliani possa creare il clima che ho respirato in Spagna. Ne sono convinto». Di Bella chiede quindi uno sforzo in più al Calcio Catania per cambiare il volto della città. «Il mio è un appello alla società di Pelligra che ha già dimostrato molta sensibilità nella tematica delle devianze giovanili. Ed è infatti partner attivo dell’osservatorio metropolitano. Ma ai ragazzi bisogna agganciarli parlando il loro stesso linguaggio. E quindi perché non creare delle pillole video in cui i calciatori diffondono messaggi di legalità e di condanna sul tifo violento. Filmati da diffondere sulle piattaforme social, penso soprattutto a TikTok. Ma questo sistema di comunicazione sociale lo replicherei anche con cantanti, attori, personaggi noti. È infatti un invito che ho inoltrato anche al presidente della Regione, Renato Schifani».

Di Bella è consapevole del malcostume che regna in città. Ma vuole portare un messaggio di speranza. I cambiamenti non si verificano in tempi brevi. L’importante è non lasciare la rotta già tracciata. Il presidente ricorda che dietro la violenza minorile c’è un profondo problema culturale. «Le misure repressive sono utili, ma risultano inefficaci se non si interviene sulla genesi del disagio giovanile. Questi ragazzi provengono spesso da famiglie disfunzionali e da quartieri degradati, soffrendo di povertà educativa e mancanza di opportunità». La violenza, anche allo stadio, diventa «l’occasione per sfogare - spiega il giudice - la loro rabbia e le loro frustrazioni».

Molti di questi ragazzi che diventano protagonisti di episodi criminali (poi ostentati sui social) sono figli di genitori in carcere, abitano in quartieri emarginati e vivono una solitudine viscerale che tentano di superare diventando parte del branco. «Questi giovani cercano un senso di appartenenza e un “posto nel mondo” che non riescono a trovare altrove. L’adesione a gruppi ultras o a organizzazioni criminali fornisce loro un’identità e funge da “ascensore sociale” percepito, un modo per ottenere un riscatto personale», argomenta il giudice minorile. Questo bisogno di appagamento identitario diventa, quindi, una delle forze motrici dietro i comportamenti devianti. E tutto questo è amplificato dai social media. Di Bella avverte: «I social network, come TikTok, sono utilizzati dai giovanissimi per esibirsi e vantarsi di atti criminali e del possesso di armi». Su questo punto, il giudice minorile snocciola dati allarmanti. «Da un'analisi del 2025 e della prima parte del 2026 emerge una preoccupante disponibilità di armi da parte di minorenni - commenta Di Bella - non soltanto le armi bianche, ma anche pistole e fucili a canne mozze. E postano dirette su TikTok mentre imbracciano queste armi. In uno di questi filmati abbiamo visto pure dei minori ripresi con alle spalle un crocefisso fatto di fucili mitragliatori».

La strada è quella di insistere sulla formazione, sul contrasto all’abbandono scolastico e sull’offerta di alternative sociali e lavorative. Ma Di Bella ricorda anche l’importanza dell’educazione emotiva. «Molti ragazzi autori di violenza mancano di empatia, non sono capaci a immedesimarsi nella sofferenza che infliggono agli altri. È fondamentale - insiste il presidente del Tribunale per i minorenni - intervenire sull’educazione ai sentimenti, riportando i ragazzi a scuola e insegnando loro l’empatia. Questo approccio educativo è cruciale per contrastare alla radice la mentalità violenta».