il delitto di chiara poggi
Garlasco, l'inchiesta bis si allarga e si allunga: disposta una perizia psichiatrica per Andrea
Indagini prorogate ufficialmente al 28 settembre 2026. Scontro aperto con i legali dell'indagato, che chiedono di valutare le prove oggettive depositate per smontare l'accusa (che ora non crede più al concorso)
A quasi diciannove anni dal delitto, Garlasco continua a rivelarsi uno dei casi più complessi della cronaca giudiziaria italiana. La scena dello scontro non è più soltanto la villetta di via Pascoli, né il confronto probatorio si limita a impronte e frammenti di Dna: la Procura di Pavia ha infatti deciso di aprire un nuovo e delicatissimo fronte: la mente di Andrea Sempio.
Con una decisione che ha colto molti di sorpresa, il procuratore Fabio Napoleone ha affidato al professor Roberto Catanesi, stimato psichiatra forense dell’Università di Bari, l’incarico di sottoporre Andrea Sempio a una consulenza psichiatrica.
Il mandato mira a rispondere a quesiti clinico-giuridici di estrema gravità: al momento dei fatti, Sempio era capace di intendere e di volere? Presentava alterazioni tali da incidere sulla sua imputabilità e può essere ritenuto socialmente pericoloso?
Una tempistica che però fa discutere. Fino a poco tempo fa l’inchiesta sembrava avviata verso una conclusione lineare. A inizio maggio 2026 l’accusa ha rimodulato l’imputazione: non più omicidio in concorso, ma l’ipotesi che Sempio avesse agito da solo, spinto da un presunto “rifiuto di natura sessuale” opposto da Chiara Poggi. Le corpose consulenze tecniche depositate dalla difesa subito dopo la notifica di chiusura delle indagini hanno però cambiato il quadro, inducendo i pm a prorogare i termini fino al 28 settembre 2026 per disporre nuovi accertamenti, tra cui proprio la perizia psichiatrica.
La replica dei legali di Sempio è stata immediata e durissima. L’avvocata Angela Taccia denuncia la caccia a un “assassino ideale” costruito a tavolino; l’avvocato Liborio Cataliotti contesta la strategia dell’ufficio inquirente: invece di confrontarsi nel merito con le perizie difensive – che metterebbero in crisi parte della ricostruzione su tracce e impronte – la Procura sposterebbe il baricentro sul terreno psicologico. Il timore, esplicitato dalla difesa, è chiaro: sopperire a eventuali carenze di prova oggettiva delineando una personalità “compatibile” con il delitto.
A complicare tutto c’è il fattore tempo: valutare oggi lo stato mentale di una persona in relazione a un fatto accaduto diciannove anni fa è un’operazione piuttosto ardua. Questo nuovo capitolo si innesta su un caso che ha già prodotto una “verità processuale” definitiva: la condanna a 16 anni confermata dalla Cassazione nel 2015 ad Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima. L’indagine su Sempio – riaperta alla luce di nuove letture di elementi forensi e successiva a un’archiviazione del 2017 – non intacca formalmente quella sentenza, ma riaccende interrogativi sulla dinamica di quella mattina. Mentre la Procura ribadisce la volontà di giungere a una ricostruzione “quanto più completa, oggettiva e scientificamente fondata”, il giallo di Garlasco si prepara a un’ulteriore, infuocata stagione.