il caso
Intimidazioni a Sicily By Car, il vicepresidente della Camera Mulè a Palermo incontra Dragotto: «Le istituzioni sono con lui»
Il sostegno dopo l'incendio dello showroom
Le istituzioni si stringono attorno a Tommaso Dragotto, fondatore e anima di Sicily By Car, colpita nei giorni scorsi da un grave atto intimidatorio a Villagrazia di Carini, dove un incendio doloso ha distrutto venti vetture aziendali parcheggiate nel deposito. A portare una forte e concreta testimonianza di vicinanza al noto imprenditore palermitano è stato Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, che ha incontrato Dragotto direttamente nel capoluogo siciliano.
Non si tratta, purtroppo, del primo attacco subito dal colosso dell'autonoleggio che, partendo dall'Isola, è riuscito a conquistare l'intero mercato nazionale e internazionale. In passato la sede dell'azienda era già stata bersaglio di una violenta azione criminale a colpi di Kalashnikov.
«Oggi ho incontrato un vecchio amico, ho voluto abbracciare a Palermo Tommaso Dragotto – ha dichiarato in una nota il vicepresidente della Camera, pubblicando un videomessaggio insieme all'imprenditore –. Da tempo l’azienda di Tommaso è bersaglio di intimidazioni: prima a colpi di mitra Kalashnikov, pochi giorni fa incendiando 20 auto parcheggiate a Villagrazia di Carini. Ho voluto testimoniare a Tommaso quanto le istituzioni, tutte, siano accanto al suo incrollabile impegno sul fronte della legalità e del rifiuto di ogni forma di compromesso con la criminalità».
L'incontro a Palermo ha voluto lanciare un segnale inequivocabile di fermezza contro i tentativi di condizionamento da parte dei clan o della criminalità comune, ribadendo che il tessuto produttivo sano della Sicilia non farà passi indietro. «Insieme abbiamo lanciato un messaggio di pace e di amore a chi pensa di mettere paura, di agire con la sopraffazione, con la delinquenza e pensa di intimorire», ha proseguito Mulè, trovando la piena condivisione del fondatore della compagnia di noleggio. Un concetto ribadito con forza e all’unisono da entrambi alla fine del colloquio: «Non c'è posto per chi pensa di mettere paura».