Lettera a Giorgia Meloni
«Io, testimone di giustizia un fantasma abbandonato dallo Stato»
A rendere nota la missiva è stato l'avvocato Enzo Guarnera, che lancia un inquietante allarme sulla lotta alle mafie
«Siamo fantasmi intrappolati in una burocrazia che uccide la dignità prima ancora che lo facciano i clan», ha parlato così un testimone di giustizia siciliano che ha deciso di scrivere direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E la lettera è stata resa pubblica ieri, nel corso di una conferenza stampa, dall’avvocato Enzo Guarnera che da decenni assiste collaboratori e testimoni di giustizia. «Lo Stato ci ha abbandonati», insiste l’uomo. Che usa parole fortissime: «Inutile commemorare i morti se si lasciano morire i vivi dentro un sistema di protezione fallimentare: ormai non denuncia più nessuno». Per il testimone di giustizia si rischia ci sono «gravissime carenze del Servizio centrale di protezione, con particolare riferimento al buco nero del cambio delle generalità, un meccanismo che dovrebbe garantire una nuova vita e che invece si traduce in una paralisi totale» soprattutto per il lavoro e la salute. L’uomo si sente intrappolato in una solitudine anche emotiva: «L'abbandono psicologico completa il tutto». E in tutto questo il «prezzo altissimo che pagano i figli dei testimoni di giustizia, una ferita che mai si potrà rimarginare». «La lotta alla mafia - scrive nella lettera aperta - non si fa con le corone di alloro, ma garantendo la dignità e la sicurezza di chi ha creduto nelle istituzioni». Infine l’affondo: «La politica che ci ha dimenticati».
L’avvocato Guarnera è critico: «Si sta abbassando il livello di tutela nei confronti dei collaboratori di giustizia e dei testimoni di giustizia, che hanno difficoltà di natura economica e di reinserimento della vita sociale. È come se veramente da più parti si voglia smantellare tutto l’apparato di contrasto alla mafia». Il penalista, che è anche presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, lancia un allarme: «La mafia in Italia è un’emergenza sempre più preoccupante. Il silenzio nasconde un salto di livello e di qualità dell'universo mafioso. Da una parte imperversano il traffico degli stupefacenti, l'usura e l'estorsione, e dall'altra è in espansione il fenomeno del riciclaggio in attività formalmente lecite, in particolare nel sistema degli appalti, del trattamento dei rifiuti, nel trasporto delle merci, nel commercio e nella grande distribuzione. Poi vi è la speculazione finanziaria attraverso il sostegno di professionisti esperti, quali commercialisti, avvocati, banchieri, informatici corrotti. Non va inoltre trascurato il rapporto con settori deviati delle istituzioni e della politica. In tale contesto assistiamo ad un abbassamento del livello di attenzione da parte di alcuni organi dello Stato nel contrasto ai vari aspetti del fenomeno mafioso».