Messina
Metalli preziosi, frode fiscale e fatture false: sequestri per oltre 8 milioni ad una società
Contestata frode fiscale con fatture inesistenti per oltre 33 milioni a una società di rivendita di oro e argento, che nel frattempo oggi è stata assolta per le stesse contestazioni, ma in anni differenti
Beni per oltre 8 milioni di euro sono stati sequestrati, in esecuzione di un provvedimento del Gip, da militari della guardia di finanza di Messina nell'ambito di un'inchiesta della locale Procura su una società attiva nel commercio di metalli preziosi indiziata per frode fiscale con l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 33 milioni di euro.
Sono cinque le persone indagate per dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e per emissione di fatture false. Secondo l'accusa, l'azienda e il suo rappresentante legale "avvalendosi di fornitori privi di reale capacità produttiva e organizzativa" avrebbero dato "copertura contabile, con fatture per operazioni inesistenti, a numerosissime operazioni di approvvigionamento di argento e oro, da parte dei fornitori effettivi del metallo prezioso di illecita provenienza, bypassando i canali ufficiali".
Per la stessa società oggi è arrivata, però, l'assoluzione, per contestazioni identiche ma riferite ad anni diverse, come sottolinea il difensore di Gold&Gold, Bonaventura Candido: «Questa mattina gli organi di stampa hanno dato la notizia – probabilmente tratta da un comunicato ufficiale – di un sequestro di 8 milioni di euro in danno di un'azienda e del suo legale rappresentante che opera nel comparto del commercio di metalli preziosi, ma chi ha veicolato l'informazione immagino abbia dimenticato di rappresentare che si tratta delle medesime condotte, solo relative ad anni diversi, già contestate alla stessa società ed allo stesso legale rappresentante e per i quali, lo stesso giorno del nuovo sequestro, il Tribunale di Messina aveva pronunciato sentenza di assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste", disponendo anche la revoca del precedente sequestro di 14 milioni» ha dichiarato il legale, evidenziando come la nuova misura cautelare ricalchi contestazioni già cadute in sede di giudizio. «Quale difensore della società in questione Candido - ritengo di avere sufficienti e trancianti argomenti per chiedere al Tribunale del Riesame, cui adirò a stretto giro, l'annullamento del nuovo sequestro, ma non riesco a trovare le parole per spiegare ai miei assistiti perché, dopo tre anni di calvario giudiziario terminato con una pronunzia liberatoria, si ritrovano ora a dover subire un nuovo, devastante, sequestro che si fonda sulle medesime contestazioni e su identiche argomentazioni giuridiche già vagliate da un Giudice terzo e da questi ritenute insussistenti all'esito di un lungo processo».