I dati
Poca istruzione, tanta povertà: la Caritas traccia i numeri dell'emergenza educativa a Catania
Nel 2025 15.113 interventi per 4.484 persone: sono i dati dell'8° Rapporto Povertà e Risorse della Caritas diocesana di Catania che mostrano come la bassa scolarizzazione sia un predittore di vulnerabilità. Renna: «Basta con i "drop out" nella nostra società»
«La povertà educativa è un attivatore di povertà». Le parole di Sarah Zimbili, assistente sociale di Caritas diocesana di Catania, sintetizzano quanto emerge nell'ottavo e dettagliatissimo rapporto che l'ente confessionale ha illustrato questa mattina nella sede del Seminario Interdiocesano Regina Apostostolorum. Numeri importanti quelli degli interventi assistenziali, ovvero 15.113 per 4.484 persone, caratterizzati però da quel dato sull'istruzione che, come sottolineato dall'arcivescovo Luigi Renna, pone lo studio in una prospettiva che è ben oltre quella assistenziale. Come emerge nel rapporto, il 78% riguarda persone con un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media, e questo rimanda «a quello che è il valore fondante di Caritas, nata 52 anni fa per volere di San Paolo VI: educare». Per spiegare dove intervenire, Renna fa sue le parole di Don Tonino Bello: «Lessi questo testo nel quale si spiegava cosa sono i "drop out", le persone lasciate ai margini, con un esempio efficace: le arance cadute da un carretto che lentamente cammina trainato da un asino in una stradina siciliana. Quelle arance cadute vengono lasciate ai margini fino a marcire. I drop out, ovvero coloro che sono emarginati, sono tutti coloro che non sono presi in considerazione. E anche Gesù era un "drop out"».

Gli utenti registrati all'Help Center nel 2025 - pari appunto 4.484 - hanno in larga prevalenza un titolo di studio basso: il 55,8% possiede solo la licenza media inferiore, il 12,2% la licenza elementare. Analfabeti e persone prive di qualsiasi titolo rappresentano il 5,9%. Complessivamente, il 74% dei beneficiari ha un titolo pari o inferiore alla licenza media. Il dato più rilevante è lo scarto tra quota di persone e quota di interventi: chi ha la sola licenza elementare è il 12,2% degli utenti ma assorbe il 17,7% degli interventi. Chi ha meno anni di scuola torna più spesso, con bisogni più complessi, con meno strumenti per gestirli in autonomia. Dai numeri analizzati dall'Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas emerge che un basso titolo di studio, pur non causando direttamente la povertà materiale, ne amplifica certamente la profondità e ne riduce le vie d'uscita.

Considerazioni su un report, dal titolo evocativo "A scuola di speranza: una città che cambia", che vengono enfatizzate dagli interventi introduttivi, affidati a Giuseppe Bellassai, questore di Catania che pone l'accento sulla «solidarietà come valore fondante del nostro lavoro», e dalla viceprefetta Federica Nicolosi, che ricorda come nel testo sia dato risalto proprio a una di queste pratiche di rete, ovvero «l'Osservatorio prefettizio sulle devianze minorili». Un clima di sinergia quindi tra Chiesa, forze dell'ordine e Istituzioni, che viene ricordato anche dal presidente del Consiglio comunale Sebastiano Anastasi: «Il nostro compito è ascoltare i bisogni della città» e si augura che il nuovo Piano urbanistico generale, presto in aula «possa portare una svolta radicale». Serena Spoto, assessora ai servizi sociali dell'amministrazione guidata da Enrico Trantino, sottolinea: «In rete si sta facendo un lavoro straordinario per costruire una comunità educante, sostenere i ragazzi nei territori periferici dove una famiglia su tre ha un reddito sotto i 10mila euro. Supportare famiglie e ragazzi è il nostro compito per dare loro le stesse opportunità portando servizi, insieme al mondo del terzo settore».
Unione, rete, solidarietà e intreccio di buone pratiche però «potrebbero dare frutti magari da decenni», sottolinea monsignor Renna, sottolineando come il lavoro da fare sarà duro. E Carlo Colloca, sociologo dell'Università di Catania, negli scorsi mesi in prima linea con "Assieme per San Cristoforo", realtà di rete di circa cento soggetti, e che ha dato un contributo anche al report Caritas, ha sottolineato come «circa 30mila nostri concittadini sono in forte disagio socio economico ed educativo. Questo porta a quel dato dei cosiddetti Neet, i giovani non impiegati in nessuna attività lavorativa e di studio, pari al 34,5%, primato nazionale. Ma ricordiamo che quel dato viene sempre letto in un'ottica di società performativa, a cui questi giovani sono definiti per quello che non sono».

In questo contesto ben delineato dai vari relatori, entrano le azioni. Come ricordato da don Nuccio Puglisi, direttore di Caritas Catania, «nei giorni scorsi si è tenuta una riunione in Prefettura per affrontare il problema dei migranti nella zona di Ciappe Bianche a Paternò. E lì il prefetto Pietro Signoriello ha detto qualcosa che va nella direzione tracciata: non va affrontata con il pugno duro, ma con una rete condivisa». Una rete che vede 400 volontari coinvolti per Caritas, e nella quale hanno un ruolo determinante le 50 parrocchie monitorate nel territorio della diocesi. Come esposto da Carmela Impeduglia, dell'Osservatorio povertà e risorse di Caritas Catania, il report con i suoi numeri è frutto «del loro lavoro, che è centrale». Ma questo lavoro «è servito non solo a conoscere le criticità, ma anche a far emergere un circuito del bene luminosissimo: nel 40% degli oratori è stato attivato ad esempio il supporto scolastico. E c'è sempre maggiore attenzione ai bisogni educativi».
Le 50 parrocchie, circa un terzo del totale dell'Arcidiocesi, hanno raggiunto 8.428 beneficiari - 89% italiani - con interventi che vanno dalla distribuzione di alimenti (88% delle parrocchie) ai contributi per farmaci (58%), dal supporto domiciliare alle famiglie indigenti (40%) al pagamento delle utenze (38%). Le problematiche segnalate con maggiore frequenza sono la disoccupazione (92% delle parrocchie), la povertà economica (90%), le separazioni familiari (73%) e la solitudine (58%): un intreccio che racconta non solo la mancanza di reddito, ma lo sgretolamento dei legami. Le 20 associazioni del territorio hanno ampliato ulteriormente la portata: 12.528 beneficiari, di cui 308 nuclei familiari, con una presenza straniera più marcata rispetto alle parrocchie (43% dei beneficiari). Accanto agli alimenti (74%) e al supporto agli stranieri (63%), spiccano il sostegno psicologico e la consulenza legale (42%), segnale di bisogni che vanno ben oltre l'emergenza materiale. Tra le problematiche prevalenti, povertà economica, abitativa e disoccupazione si confermano in cima (85%), seguite dalla solitudine (75%) e dalla difficoltà di integrazione delle persone immigrate, dalla disabilità e dalle separazioni (60%).

«Il basso titolo di studio svela una mappa della vulnerabilità» - sottolinea Valeria Pisasale, commissario dell'ente gestore della Caritas diocesana di Catania - che ci impone un'azione preventiva per riannodare il filo tra i giovani e l'apprendimento. Senza ovviamente trascurare i nostri servizi a bassa soglia come la mensa che quotidianamente serve oltre 250 persone, stiamo agendo su diversi fronti con la collaborazione delle parrocchie della città per promuovere iniziative formative e culturali che possano valorizzare i tanti giovani che a volte hanno bisogno di essere accompagnati lungo un cammino di riconoscimento delle proprie capacità. Un'azione che compiamo quotidianamente grazie al prezioso legame con tante scuole della città, che per noi rappresentano un presidio di riferimento e di confronto delle nostre azioni. Questa è la nostra scuola di speranza per una città che cambia.
E ci sono anche gli interventi progettuali. Caritas oggi ne ha citati alcuni: Avventura della Conoscenza, sostenuto con fondi 8xmille, è attivo con tre presidi educativi nel territorio: il centro “Rosario Livatino” nel quartiere San Giorgio di Catania, il centro “Giovanni Lizzio” a Paternò e il nuovo centro di Mascalucia, già operativo e che sarà ufficialmente inaugurato il 17 giugno. Poi il progetto Jobel, promosso da Caritas Italiana e sostenuto da Intesa Sanpaolo, che svolge laboratori all'IPM di Bicocca. Un impegno, nei confronti delle strutture carcerarie minorili, che la Caritas supporta anche col progetto diocesano Senza Catene, contribuendo agli accompagnamenti dei detenuti in percorsi di studio e lavoro. Col progetto Percorsi di Speranza promosso da Caritas Italiana nell'anno giubilare, inoltre, sono stati attivati dei laboratori di lettura, coadiuvati da professionisti del settore, nella Sant'Agata Library, una biblioteca sociale inaugurata lo scorso gennaio nella parrocchia degli Angeli Custodi.
I problemi, e i numeri che li descrivono, sono quindi oggi affrontati con un'ampia rete di soggetti in città. Ma senza dimenticare gli errori del passato, come ricordato da Giuseppe Fazio direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi: «Per decenni 15.000 giovani sono stati senza accesso all'istruzione, mi riferisco ai centri di formazione professionale siciliani: sono stati invisibili. Da settembre a maggio, per due decenni, sono andati avanti senza accedere alla scuola». Un monito al quale Renna risponde, indirettamente, ricordando che «per centinaia di anni l'educazione è stata demandata alle Congregazioni. Ora questo è al centro dell'attività di tutta la Chiesa che, senza la Caritas, non sarebbe credibile».