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il caso

Il paradosso nucleare: «Senza un deposito per le scorie, inutile sognare centrali». E tra i siti "candidati" quattro sono in Sicilia

Il geologo e divulgatore Mario Tozzi riaccende il dibattito sulla Carta delle Aree Idonee: ecco perché l'Isola ha i requisiti geologici perfetti

30 Maggio 2026, 17:34

17:40

Il paradosso nucleare: «Senza un deposito per le scorie, inutile sognare centrali». E tra i siti "candidati" quattro sono in Sicilia

Nelle ultime ore il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi ha riportato al centro del dibattito una delle questioni più delicate della politica ambientale italiana: il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

Rilanciando sui propri canali la mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare l’infrastruttura, Tozzi ha denunciato senza mezzi termini la paralisi decisionale: "Avere questo sito è un dovere per tutti noi e non avrei difficoltà a vedermelo vicino casa".

Il divulgatore ha attaccato frontalmente l’immobilismo della politica e l’incapacità di assumersi decisioni impopolari: "Questo problema non può essere lasciato alle future generazioni. Ma nessun politico si prende la responsabilità di scegliere. Nemmeno un governo che a parole dice di sostenere il nucleare".

Una provocazione che mette in luce le contraddizioni del dibattito energetico contemporaneo: "Se non c'è nemmeno il sito per queste scorie, come si può ancora pensare che domani ci sarà una centrale nucleare nel nostro paese? Non è un fatto scientifico, è una scelta politica".

Le parole di Tozzi si intrecciano con la roadmap illustrata dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che fissa al 2039 l’obiettivo di realizzare il Deposito Nazionale.

Nel frattempo l’Italia è già, come sottolineano gli addetti ai lavori, "radioattiva": occorre infatti gestire in via definitiva circa 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività e stoccare temporaneamente oltre 17.000 metri cubi di scorie ad alta attività, derivanti in larga parte dal passato programma nucleare e, in misura minore, da attività industriali e sanitarie.

Secondo la CNAI, la Carta Nazionale delle Aree Idonee che individua i territori ritenuti sicuri per accogliere il sito, le aree potenzialmente adatte sono 51, distribuite in sole sei Regioni: Basilicata, Puglia, Lazio, Piemonte, Sardegna e Sicilia.

Nell’Isola l’attenzione è concentrata sulla provincia di Trapani, con localizzazioni nei comuni di Trapani e Calatafimi-Segesta.

Tali aree non sono state individuate casualmente: hanno superato un complesso vaglio tecnico, basato su decine di criteri di sicurezza fissati dall’ISIN. Si tratta di zone stabili, lontane da aree vulcaniche e faglie sismiche, distanti da centri abitati e siti minerari, e poste ad almeno 5 chilometri dalla costa.

Qui potrebbe sorgere quella che gli esperti definiscono una "matrioska di cemento": un’opera iper-protetta, composta da moduli e celle in calcestruzzo armato, progettata per isolare la radioattività per oltre tre secoli.

Accanto al deposito verrebbe realizzato il Parco Tecnologico, un polo di ricerca avanzata in grado di catalizzare incentivi statali, nuovi investimenti e migliaia di posti di lavoro.

Tuttavia, come osserva lo stesso Tozzi, la "sindrome Nimby" (Not In My Back Yard, "non nel mio cortile") continua a dominare: alla pubblicazione della mappa, quasi nessun Comune — con rare eccezioni nel Nord — ha espresso disponibilità ad accogliere l’infrastruttura.

Il confronto tra Stato e Regioni è quindi in pieno svolgimento. La Sicilia occidentale si trova davanti a un bivio storico: cedere alla paura e opporsi per salvaguardare l’integrità paesaggistica, oppure raccogliere l’appello alla responsabilità avanzato da figure scientifiche come Mario Tozzi, trasformando un dovere nazionale in un potente volano economico e occupazionale. Il conto alla rovescia verso il 2039 è già iniziato.