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Palermo

«Statue mutilate a Palazzo Jung»: chiesti danni alla Città metropolitana per 95mila euro, citata anche la Fondazione Falcone

Lo scultore Stefano Lo Cicero aveva concesso in comodato d'uso le opere perché fossero esposte nel giardino: "Fori e mutilazioni, una scultura è irrecuperabile"

31 Maggio 2026, 06:30

«Statue mutilate a Palazzo Jung»: chiesti danni alla Città metropolitana per 95mila euro, citata anche la Fondazione Falcone

Ci sono fori «che sembrano fatti dall’infierire di un trapano», mutilazioni in almeno un caso «irreversibili». Insomma, sulle tre statue - ormai due in effetti, dopo la donazione di quella meno martoriata - date in comodato d’uso dallo scultore Stefano Lo Cicero alla Città metropolitana (allora Provincia, le opere risalgono a circa un ventennio fa) per adornare il giardino di Palazzo Jung, ci sarebbero danni per almeno 95mila euro. Lo Cicero, che tra pochi giorni spegnerà 92 candeline, chiede il risarcimento, e dà, con voce rotta più dallo «scoramento per la perdita delle mie tre più monumentali opere» che dal danno pecuniario, la propria versione di quanto accaduto tra le mura del palazzo dato in concessione alla Fondazione Falcone per alloggiarvi il Museo del Presente. La stessa fondazione è stata coinvolta in qualità di «terza chiamata in causa» insieme all’ex Provincia, come si legge nella determina della Città metropolitana che nomina il perito di parte che dovrà affiancare quello d’ufficio, cioè l’ingegnere Paolo Mattina, «in servizio presso la Direzione Edilizia Scolastica e per la Valorizzazione dei Beni Patrimoniali e Culturali». Mattina avrà «il compito di partecipare alle operazioni peritali disposte dal ctu Dario Governale».

«Il comodato - spiega l’artista - era stato concesso perché le opere venissero mostrate, la risistemazione del giardino evidentemente ha portato alla decisione di spostare le sculture. Le loro condizioni? Una si potrebbe forse restaurare, un’altra è completamente devastata. Fatta a pezzi. Era composta da dodici figure che ruotavano attorno al corpo principale: è rimasto integro solo il tronco». Il maestro parla di decapitazioni e smembramenti, che ovviamente sarà il giudice civile, dopo le perizie dei consulenti tecnici di parte e d’ufficio a quantificare dal punto di vista economico, a fronte di una richiesta, in citazione, di poco meno di centomila euro.

A precisare i termini del presunto disastro è la curatrice storica delle esposizioni di Lo Cicero, Angela “Lilli” Rizzo del Bosco: «Si tratta delle tre sculture più grandi e alte mai realizzate dal maestro - dice - ben visibili nella loro integrità nel catalogo della mostra “Rapsodie dell’anima”, a Palazzo Branciforte nel 2005. Siamo stati costretti a fare causa perché vederle ridotte così è davvero doloroso, soprattutto per il loro autore. Avevamo sperato, in verità: quando la Fondazione Falcone iniziò i lavori, il direttore del cantiere ci chiamò assicurandoci che sarebbe stato trovato uno spazio adeguato. La realtà, purtroppo, pare dire altro».