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Messina Denaro, inchiesta apertissima caccia ad avvocato massone e a “Miss X”

Il pentito Bruno parla di incontri in uno studio legale e di un’affascinante “signora della droga”

31 Maggio 2026, 08:43

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Messina Denaro, inchiesta apertissima caccia ad avvocato massone e a “Miss X”

Rispunta la massoneria nella rete di faccendieri e soci occulti di Matteo Messina Denaro. E ritornano anche le belle signore. Il tallone d’Achille del boss. Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, lo aveva detto chiaro giovedì in conferenza stampa: «C’è ancora molto da scoprire. E lo scopriremo». Non sarà solo una caccia al tesoro. Ma anche all’uomo (e alla donna). Nei verbali di uno dei nuovi collaboratori di giustizia spuntano un Mr e una Miss X. Gli investigatori potrebbero essere già al lavoro per dare un volto e un nome a questi personaggi che avrebbero supportato il defunto boss di Castelvetrano nelle sue attività illecite.

Giuseppe Bruno, figlio dell’imprenditore che aveva legami strettissimi con la famiglia mafiosa di Bagheria, avrebbe avuto accesso diretto alle informazioni su Messina Denaro grazie al rapporto con Mimmo Scimonelli, considerato il bancomat del latitante. Lo stragista, morto ormai tre anni fa, sarebbe entrato in affari con i calabresi per importare la cocaina dal Sudamerica. Quando i pm della Dda di Palermo mostrano la foto di Giacomo Tamburello - il narcos che avrebbe aiutato Messina Denaro a creare un tesoro oltreoceano - al pentito Bruno, quest’ultimo non vacilla. E comincia a vuotare il sacco: «Riconosco il nome, l’ho conosciuto in occasione di un incontro che ho avuto a Mazara del Vallo con Filippo Guttadauro nel retrobottega di una tabaccheria di un loro amico, basso di statura, di cui non ricordo il nome. Il periodo era all’incirca l’inizio del Duemila. In quell’occasione Tamburello mi fu presentato».

Ma scandagliando nella memoria, Bruno va indietro nel tempo. Ed è in questo verbale che spunta la massoneria. «Mi sovviene che il nome di Tamburello venne fuori in una occasione, nel 2012-2014, in cui avemmo a che fare con un avvocato di Castelvetrano, che lavorava presso uno studio associato insieme ad una avvocatessa, con il mio gruppo riminese stavamo cercando di creare una società finanziaria per il rilascio delle fideiussioni, questo avvocato era membro della massoneria e Tamburello era venuto in considerazione in relazione alla società che pensavamo di rilevare e che apparteneva alla famiglia di Campobello di Mazara».

Il pentito fornisce ai detective gli strumenti per arrivare a identificare il «grembiulino». «Credo che la corrispondenza con questo avvocato si trovi archiviata nel mio account di posta elettronica nonché nell’indirizzo di posta che avevo precedentemente e che però dovetti abbandonare perché saturo». Tamburello - che fu presentato a Bruno come «l’ingegnere» - assieme ad altri professionisti avrebbe avuto in mano il traffico di hashish in Marocco ma anche dell’eroina. A un certo punto avrebbe investito nel mercato all’ingrosso della cocaina ma con pagamento a vista, in modo da poter abbassare i prezzi. Ed è qui che arriva l’affascinante signora della droga: «So che in tale traffico vi era un coinvolgimento di una donna, che Calvaruso (Giuseppe, boss di Pagliarelli) mi disse essere molto bella».

Nelle conclusioni Bruno torna a parlare della toga certificando la partnership con il boss defunto. «La persona che io chiamo l’avvocato e Tamburello avevano avviato questo traffico di stupefacenti per conto di Matteo Messina Denaro ed erano in grado di rifornire sia di cocaina che di hashish ad un prezzo notevolmente più basso rispetto a quello proposto dei calabresi, purché la droga venisse pagata a vista. All’epoca i calabresi vendevano la cocaina a 31 mila euro mentre Tamburello riusciva a venderla a 24 mila euro al chilo».

La ricerca all’avvocato massone e alla donna misteriosa è appena cominciata. Come entrare nell’iconico videogioco: «Dov’è finita Carmen Sandiego?»