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Il personaggio

Un catanese ai vertici di Harvard: Salvo Arena eletto nel Board of Overseers della prestigiosa università Usa

Avvocato di uno studio internazionale a New York, è stato il primo siciliano a frequentare l’Harvard Law School, dove ha conseguito il master in Legge

31 Maggio 2026, 12:01

12:10

Salvo Arena, From San Berillo to Harvard: The American Rise of a Lawyer Who Never Gave Up

Da un quartiere popolare di Catania all’università più prestigiosa degli Stati Uniti. Salvo Arena, 57 anni, avvocato, da quasi 30 anni a New York, è stato eletto nel Board of Overseers di Harvard, l’organo di supervisione delle attività dell’università.   Un incarico di assoluto prestigio (volontario, quindi non retribuito), ottenuto attraverso il voto degli oltre 400 mila “alumni” sparsi nel mondo e che lo pone tra le trenta personalità chiamate a custodire gli standard di eccellenza e la visione strategica del celebre ateneo.


Arena, socio responsabile dello studio internazionale Chiomenti a New York, punto di riferimento dell’M&A (fusioni e acquisizioni) e del private equity negli Stati Uniti, nell’aprile 2025 ha ricevuto l’Harvard Law School Award, un riconoscimento andato in passato a personalità come Barack Obama, Robert Zoellick (Presidente della Banca Mondiale), Brown Jackson (giudice della Corte Suprema), «uno dei giorni più importanti della mia vita», confessa.


Un catanese dalla vita da romanzo, una storia di successo, costruita con duro lavoro, passione e determinazione infinita. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Catania, nel 1999 è stato il primo siciliano a frequentare l’Harvard Law School, dove ha conseguito il master in Legge. Università con cui non ha mai più troncato i legami, e dove ha ricoperto numerose cariche: è stato il primo non americano presidente della Harvard Law School Association Worldwide.


Al telefono, mentre dall’Italia sta per rientrare negli Usa, racconta di essere «estremamente onorato e veramente orgoglioso di questa nomina». «Harvard è l’unica università della Ivy League in cui il Board è interamente eletto dagli alumni che sono circa 400 mila in giro per il mondo, anche se naturalmente sono molti di meno quelli che votano. Affida loro il futuro dell’ateneo. Quindi c’è una fortissima componente di credibilità, di riconoscimento, di apprezzamento sia per la carriera professionale sia per il contributo che è stato dato alla comunità degli harvardiani», spiega. «Per me è il passo più importante in assoluto. Nelle altre università, nella maggior parte dei casi, questi ruoli sono di nomina. Spesso si trovano in questi consigli donatori importanti o con rapporti di legacy, invece ad Harvard è una vera e propria elezione, ecco perché negli Usa ha grande rilievo».


Un’elezione nata da una reale campagna elettorale. «Ho risposto a questionari, fatto interviste, espresso il mio pensiero sui temi più rilevanti, dal freedom speech, ai rapporti con la pubblica amministrazione. Ad Harvard ci sono gli advocate groups, organizzazioni studentesche e comitati nati per difendere i diritti su specifiche tematiche sociali, politiche e di inclusione. Ho avuto 14 endorsement e dal “Crimson”, il giornale degli studenti di Harvard, il più letto negli Usa, oltre all’endorsement sono stato scelto da 9 editor su 10 come “first choise”. Mesi di campagna molto intensa».


L’amministrazione Trump ha attaccato le università americane e Harvard soprattutto, che ha accusato di essere un covo di liberal e di tollerare l’antisemitismo per le posizioni a favore dei palestinesi di Gaza. Il governo ha minacciato di revocare i visti agli studenti stranieri. «Uno dei temi su cui mi è stato chiesto di esprimere la mia posizione era proprio relativo a quello che ha tentato di fare l’amministrazione Trump, cioè bloccare gli studenti stranieri, e poi, per esempio, domande sull’AI. In questo momento molto complicato per l’università si è chiamati ad avere una posizione di ragionevolezza, ma anche di preparazione professionale per far fronte a tutte le problematiche che ormai da qualche anno stanno affliggendo l’università, sia all’esterno, in particolare per i rapporti con l’amministrazione Trump, sia all’interno, per le forti tensioni che esistono a livello studentesco e di professori».


Il Board non gestisce l’università né assume decisioni operative. «La sua funzione è quella di supervisione, valutazione e consulenza strategica, con l’obiettivo di garantire che Harvard continui a perseguire la propria missione educativa e di ricerca ai massimi livelli di eccellenza. La più importante responsabilità è dirigere il processo di “visitation” con cui si esaminano periodicamente le facoltà, i dipartimenti, i programmi. Poi valuta la qualità accademica e fornisce pareri e orientamenti sulla leadership dell’Università».


Per lavoro Arena è spesso in Italia, in questi giorni come legale della Fiorentina sta negoziando con il Comune «un possibile accordo che prevede un investimento congiunto per la ristrutturazione dello stadio», e segue la privatizzazione dell’aeroporto di Catania, quinto scalo italiano, che sta muovendo grandi player, da Mundys agli spagnoli di Aena, «per uno dei potenziali partecipanti all’asta per l’acquisizione della quota di maggioranza della Sac». Un viaggio di ritorno da New York a casa.