La storia
Da Beirut alla prefettura di Trapani: Giovanni Samannà, cavaliere per coraggio e dignità
Il racconto del sacrificio e dei riconoscimenti, decorato in Libano e insignito dal Quirinale
C’è una storia di coraggio, sacrificio e dignità. Quella di Giovanni Samannà, un uomo nato in questa città il 19 ottobre 1963, che martedì sarà finalmente insignito alla Prefettura di Trapani dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento conferito direttamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con decreto firmato il 27 dicembre 2025. Ma per capire quanto questo riconoscimento sia meritevole, bisogna tornare indietro nel tempo, fino al 1982, quando un giovane trapanese di appena 19 anni decide di arruolarsi nel Corpo Equipaggi marittimi militari (Cemm). È il 4 agosto di quell'anno quando Samannà compie la scelta che segnerà tutta la sua vita. Dopo un addestramento intenso e impegnativo, viene assegnato al Battaglione San Marco, quella prestigiosa unità anfibia della Marina militare italiana che ha scritto pagine gloriose nella storia delle Forze armate.

Nel 1983, il mondo era ancora segnato dalle tensioni del Medio oriente e le Nazioni unite promuovono una missione di pace per tentare di stabilizzare l'area mediorientale. Samannà viene inviato in Libano, nel quadro della missione Italcon “Libano 2”. È un periodo pericoloso, instabile, dove ogni giorno può portare eventi imprevisti e tragici. Il 5 febbraio durante un’operazione di pattugliamento nei pressi di Chatila, a nord di Beirut, la squadra in cui opera Samannà viene colpita dall’esplosione di un ordigno. È un momento di caos, di paura, di dolore. L'esplosione causa il ferimento di più militari italiani, ma per Samannà le conseguenze saranno definitive. Le gravi lesioni che riporta, in particolare alla gamba sinistra, sono così severe che i medici non hanno alternative: devono procedere con l'amputazione dell'arto. Per un giovane di appena 19 anni, questa è una perdita che cambia per sempre la propria esistenza. Eppure, Samannà non si arrende.
Soccorso dai suoi commilitoni, che gli salvano la vita, viene trasportato presso l'ospedale “Rik” di Beirut, situato nel settore cristiano della città. Qui viene ricoverato in condizioni critiche, tra la vita e la morte. Giorni lunghi e angosciosi passano, fino a quando i medici finalmente lo dichiarano fuori pericolo.
Il ministro della Difesa dell'epoca, Lelio Lagorio, decide di recarsi personalmente a Beirut per visitare Samannà nell'ospedale dove è ricoverato. Non è una semplice visita di cortesia: è un gesto che dimostra quanto il sacrificio di questo giovane trapanese fosse stato percepito a livello nazionale, come un simbolo del costo umano delle missioni di pace.
Alla vigilia del rimpatrio, quando Samannà sta per tornare in Italia, gli vengono conferite due alte decorazioni dell'Esercito libanese: la Croce di guerra e la Medaglia dei feriti. Ad appuntarle sulla sua divisa è il generale Masbuodi, in un cerimoniale che riconosce le ferite gravissime riportate mentre combatteva per la pace in un paese straniero.
-1780225108316.jpeg)
Due sono le decorazioni che hanno particolare valore simbolico: la Médaille du mérite de guerre, la Croce al merito di guerra libanese, conferita il 5 maggio 1983 dal ministro della Difesa libanese Issam Khoury per l'eccezionale coraggio dimostrato come elemento della forza multinazionale incaricata di mantenere l'ordine e la pace in Libano, e la Médaille des blessés, la Medaglia dei feriti al merito internazionale, sempre conferita dal Ministro Khoury, come riconoscimento dell'impegno al servizio della pace e della solidarietà tra i popoli durante la missione Onu.