le indagini
Dalla Lombardia alla Sicilia in diretta streaming: la rete oscura dietro gli assalti in classe e le coltellate ai prof
La pista degli investigatori: il ragazzino di San Vito avrebbe incrociato l'aggressore di Bergamo nelle medesime chat. L'allarme emulazione tra i giovanissimi viaggia sottotraccia
Un’aula trasformata in un set, due coltelli occultati per colpire e uno smartphone fissato per riprendere e diffondere tutto in diretta. L’aggressione di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne ha tentato di accoltellare il docente di tecnologia, appare tutt’altro che un atto isolato o privo di contesto.
L’inchiesta della Procura per i minorenni di Palermo supera i confini della scuola per addentrarsi in un opaco ecosistema digitale. Gli inquirenti, che stanno analizzando i dispositivi e le chat del minore, sospettano l’esistenza di un filo conduttore con quanto avvenuto nel marzo 2026 a Trescore Balneario, nel Bergamasco, dove un tredicenne colpì la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, trasmettendo l’azione in streaming su Telegram.
Il copione e gli “spettatori invisibili” presentano inquietanti affinità che vanno oltre la giovanissima età dei protagonisti (12 anni in Sicilia, 13 in Lombardia).
In entrambi i fatti, il telefono non è stato un semplice accessorio ma “una parte del gesto”, lo strumento decisivo per certificare l’azione davanti a un pubblico virtuale.
A San Vito Lo Capo il piano è apparso accuratamente premeditato: il ragazzo si è cambiato in bagno, ha indossato un casco per celare il volto e ha preannunciato le proprie intenzioni su TikTok con cupi messaggi in inglese come “non incolpatemi per quello che farò”. Pur avendo al momento escluso l’ipotesi di una “challenge” organizzata, gli investigatori hanno accertato che una platea sapeva cosa stava per accadere.
Dopo il fallimento dell’assalto – sventato dalla pronta reazione dell’insegnante, che ha riportato solo lievi graffi – alcuni commenti online hanno irriso il dodicenne, attribuendogli un macabro “zero” per l’insuccesso della “missione”.
L’elemento oggi più allarmante al vaglio degli inquirenti è la possibile connessione diretta tra i due giovanissimi aggressori. Una ragazza straniera, già emersa nell’indagine bergamasca, ha riferito di aver “incrociato” il dodicenne siciliano negli stessi ambienti digitali frequentati dal tredicenne di Trescore Balneario. Un dettaglio che richiede approfonditi riscontri tecnici sui dispositivi sequestrati.
Lo scenario che si delinea è quello di microcomunità online in cui la violenza estrema smarrisce il suo orrore per diventare un atto da condividere e premiare simbolicamente. Già dopo l’aggressione di Bergamo, infatti, era affiorato un gruppo social che glorificava il gesto del tredicenne con aberranti messaggi di sostegno.
Ascoltato in audizione protetta al Tribunale per i minorenni, il dodicenne di San Vito – non imputabile per età – non ha manifestato segni di pentimento, inducendo i magistrati a valutare misure di protezione in strutture specializzate.
In questa vicenda colpisce la statura umana del docente ferito: dopo aver disarmato l’allievo, ha dichiarato di non provare rancore, ma di essere profondamente preoccupato per la sua condizione.
Un monito che sposta l’attenzione dall’aula di giustizia all’urgenza di comprendere e smantellare le reti digitali che offrono un macabro palcoscenico alle fragilità dei più giovani.

