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l'ultimatum

"Tre giorni per darci l'acqua o sarà battaglia". Aica diffida formalmente Siciliacque e chiede l'intervento di Schifani

Il documento ufficiale inviato il 31 maggio fissa un termine perentorio. Coinvolte anche le Procure di Palermo e Agrigento e il prefetto Caccamo per i potenziali rischi sociali

01 Giugno 2026, 10:46

10:50

“Serve una soluzione politica per salvare il sistema idrico agrigentino”

Danila Nobile, presidente del Cda di Aica

Il countdown è iniziato e dura appena settantadue ore. Con un documento durissimo e ad altissima tensione istituzionale datato 31 maggio 2026, l'Azienda idrica comuni agrigentini ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Siciliacque. L'oggetto è chiaro e non ammette repliche: una diffida formale per ottenere l'immediato incremento della fornitura idrica necessaria a un territorio ormai allo stremo, proprio alle porte di una stagione estiva che si preannuncia drammatica.

L'atto, firmato congiuntamente dal direttore generale Francesco Fiorino, dalla presidente del consiglio d'amministrazione Danila Nobile e dal presidente dell'assemblea dei sindaci Salvatore Di Bennardo, mette nero su bianco una situazione di emergenza che rischia di degenerare in tempi rapidissimi. Secondo i vertici di Aica, le ripetute richieste di aumento della risorsa idrica avanzate nei tavoli tecnici sono rimaste prive di un adeguato riscontro operativo. Un silenzio giudicato inaccettabile e contrario ai principi di leale cooperazione istituzionale, soprattutto alla luce del fisiologico aumento della domanda estiva e del già conclamato stress idrico della provincia.

Il servizio idrico, ricorda l'azienda pubblica, è un bene essenziale direttamente collegato alla dignità umana, alla salute pubblica e alla tenuta dell'ordine pubblico. Lasciare a secco un'intera provincia significa esporre a rischi intollerabili non solo i privati cittadini, ma anche le utenze cosiddette sensibili: ospedali, strutture socioassistenziali e scuole.

Per questo motivo, Aica ha concesso solo 3 giorni di tempo a Siciliacque per aprire i rubinetti della risorsa aggiuntiva. Scaduto questo termine, l'azienda è pronta a dare battaglia su tutti i fronti, riservandosi di avviare azioni giudiziarie, cautelari e amministrative a tutela dei propri utenti.

La gravità della situazione è tale che la missiva è stata inviata per conoscenza alle massime autorità politiche e giudiziarie dell'isola, tra cui le procure della Repubblica di Agrigento e Palermo, la prefettura e l'Arera. Adesso la palla passa a Palermo: i sindaci agrigentini hanno infatti chiesto formalmente al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e al dipartimento delle acque e dei rifiuti di valutare l'attivazione di poteri sostitutivi e misure straordinarie di intervento per commissariare la gestione del sovrambito qualora l'ostruzionismo dovesse proseguire. La sete dell'Agrigentino non può più attendere la burocrazia.