il caso san vito lo capo
"Sono certa: mio figlio ricattato online". La verità di una madre sotto shock
Tra ottimi voti e dichiarazioni d'affetto, il 12enne di San Vito lo Capo che ha tentato di accoltellare il prof nascondeva una doppia vita digitale. L'inchiesta scava in chat segrete e spunta l'ipotesi di un collegamento col caso di Bergamo
“Ti amo, sei la mamma migliore del mondo”. È la frase sussurrata sulla soglia di casa, prima di andare a scuola, che oggi risuona nel silenzio e inquieta più dei coltelli e del casco integrale. A pronunciarla è stato il dodicenne di San Vito Lo Capo che la mattina del 29 maggio 2026 ha tentato di colpire in classe il professore di tecnologia, riprendendo l’agguato con il cellulare per trasmetterlo in diretta.
La madre di quel “ragazzo invisibile” ha scelto ora di rompere il silenzio. In un’intervista a la Repubblica, la donna prova a dare un senso a ciò che appare inspiegabile. Del figlio traccia un profilo agli antipodi rispetto a quello di un aggressore: studente con risultati elevati, gentile, educato, premuroso, capace di consolarla quando la vedeva in difficoltà.
Proprio per la distanza abissale tra il suo abituale comportamento e la violenza portata in aula, la madre è convinta che il dodicenne sia stato condizionato: “Sono convinta che fosse ricattato” all’interno di “un gioco terribile”.
Il suo racconto apre una ferita della contemporaneità: la vulnerabilità dei preadolescenti di fronte agli abissi del digitale e l’illusione di una protezione genitoriale totale.
La donna ricorda di avergli regalato il primo smartphone quattro anni fa, dotandolo subito di un’app di parental control per limitare i rischi della rete. Nonostante il monitoraggio, teme che il figlio abbia aggirato quei filtri, precipitando in dinamiche coercitive rimaste invisibili alla famiglia.
Nessun campanello d’allarme, nessun segno di aggressività in casa o a scuola. La frattura fra ciò che appare e ciò che realmente accade nella vita online dei ragazzi si conferma un enigma pericoloso.
Ora tocca alla Procura per i minorenni di Palermo cercare risposte, passando al setaccio i dispositivi elettronici del dodicenne per stabilire se qualcuno lo abbia manipolato o spinto ad agire.
Il quadro, per gli inquirenti, è inquietante: poche ore prima dell’attacco su TikTok era comparso un video premonitore con la scritta in inglese: “Non datemi la colpa per quello che farò tra 4 ore”, seguito da commenti di incoraggiamento.
Si indaga sull’ombra delle chat chiuse di Telegram e su una possibile pista, tutta da verificare, che collegherebbe l’episodio alla drammatica aggressione di marzo a Trescore Balneario, nel Bergamasco.
Il brutto voto (un 4 a un’interrogazione) potrebbe essere stato solo la scintilla di una bomba innescata da tempo nel web.
Mentre una madre piange il figlio che credeva di conoscere e proteggere, l’ultima lezione arriva proprio dal docente colpito. Rifiutando di demonizzare il dodicenne, non parla di un “mostro”, ma di un ragazzo fragile.

