la battaglia
Caltanissetta chiede due milioni a Rai Way per l'antenna abbattuta: «Ci hanno tolto un simbolo»
Sindaco e Pro Loco denunciano decenni di incuria e la perdita di una struttura identitaria
Due milioni di euro è la somma che il Comune chiede a Rai Way SpA per il risarcimento dei danni causati dalla demolizione dell’antenna Rai della collina Sant’Anna effettuata nel luglio dello scorso anno. La richiesta è stata formalizzata con l’atto giudiziario che l’avvocatura comunale ha notificato a Rai Way SpA per i danni patrimoniali e non patrimoniali causati alla comunità cittadina in attuazione di apposita disposizione impartita dal sindaco Walter Tesauro. L’atto giudiziario è stato predisposto dall’avv. Daniela Rita Sollima. Con esso il Comune chiede il risarcimento dei danni dell’importo di 2 milioni di euro e comunque ogni altra somma che il magistrato vorrà quantificare. Per l’iscrizione a ruolo della procedura avviata, il Comune ha dovuto versare la somma di 1.713 euro a favore del Ministero della Giustizia. Ha effettuato il versamento a titolo di contributo unificato con bollettino Pago Pa. Intanto il sindaco Tesauro ha ricordato che «la perdurante decennale omessa manutenzione dell’antenna Rai ha condotto all’inevitabile degrado del bene e quindi alla sua demolizione come misura ultima per tutelare la collettività». Ha poi affermato che «Caltanissetta è stata privata di un’opera distintiva considerata motivo di orgoglio per la cittadinanza; un bene culturale di enorme importanza e di profondo valore affettivo che avrebbe potuto creare per la città un importante indotto turistico ed economico». E ha ribadito di ritenere «doveroso a nome di tutti i nisseni richiedere un risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per la struttura abbattuta».
Per l’abbattimento dell’antenna (definita «simbolo identitario di Caltanissetta») è ora intervenuto l’ex presidente della Pro Loco Giuseppe D’Antona il quale ha ricordato che in difesa dell’antenna «sono scese in campo le migliori parti vive della città». «Sapevamo – ha detto - che la battaglia era dura, ma governavano quelli delle nuove generazioni che ritenevamo più sensibili e più attenti alle esigenze dei cittadini. Io come sempre in prima linea a stimolare, a raccogliere consensi per evitare che un simbolo di Caltanissetta fosse cancellato. Ma ci sono state ipocrisie, bugie, malafede e disinteresse per la città». E poi: «Davanti all’immobilismo delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi anni non sono bastate le liturgie fatte in consigli comunali che deliberavano l’acquisizione dell’area dell’antenna e che venivano disattese da chi aveva l’obbligo di ottemperare all’indirizzo politico. Per non parlare del comportamento della Soprintendenza che con la complicità della Regione Siciliana prima decretava vincoli e poi li toglieva alla bisogna come se un decreto che tutela un ambiente può essere messo e tolto ad orologeria».
D’Antona ha quindi affermato che «con questa situazione l’antenna è stata demolita» e ha chiesto: «Ci saranno delle colpe?». Per dare questa risposta: «Potranno esserci stati probabilmente alcuni che non hanno rispettato i desideri i desideri di gran parte dei cittadini. Qualcuno ha detto che alla fine l’antenna era solo un pezzo di ferro. Ma per me, e per molti, al rientro a casa, vedere quelle luci rosse davano un sentimento di gioia». Ha quindi affermato con grande amarezza: «Questa sensazione non l’avremo più» e ha aggiunto: «Ora forse l’area attorno all’ex antenna sarà urbanizzata». Si registra pertanto un risveglio di interesse per l’antenna che non c’è più, ma è troppo tardi perché bisognava in ogni caso svegliarsi prima e adoperarsi di conseguenza quando si è compreso che tutto era stato predisposto per l’abbattimento dell’antenna.