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l'appello

L'allarme di Confcommercio: la crisi idrica stringe alla gola le imprese e minaccia il turismo ad Agrigento

Il presidente Picarella attacca i veti incrociati: "Dietro i disservizi ci sono investimenti e posti di lavoro a rischio"

01 Giugno 2026, 14:58

15:01

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La crisi idrica che da mesi attanaglia l'Agrigentino ha superato il livello di guardia, trasformandosi da disservizio strutturale a vera e propria minaccia per la tenuta economica e l'immagine internazionale della città. A lanciare un severo e accorato grido d'allarme è la delegazione comunale di Agrigento di Confcommercio, che esprime profonda preoccupazione per una situazione che sta mettendo in ginocchio i pilastri del commercio locale: alberghi, strutture ricettive, ristoranti, bar e i pubblici esercizi del centro storico. Attività che ogni giorno, nonostante i rubinetti a secco, sono chiamate a garantire standard qualitativi elevati a cittadini e turisti.

Il presidente della delegazione, Francesco Picarella, fotografa il momento con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «È necessario che tutti gli attori coinvolti comprendano il livello di responsabilità richiesto in questa fase, perché dietro ogni difficoltà organizzativa ci sono imprese, lavoratori, investimenti e la reputazione complessiva della nostra destinazione».

La nota di Confcommercio ricostruisce anche l'equilibrio precario su cui le aziende hanno fatto affidamento per anni. Storicamente, il sottodimensionamento delle riserve idriche private, rapportato a una rete idrica cittadina a distribuzione discontinua, è stato compensato ricorrendo a costose forniture integrative tramite autobotti di terzi. Un sistema di emergenza permanente che, pur gravando sui bilanci aziendali con pesanti extracosti, ha finora salvato la continuità operativa dei servizi.

Oggi, però, quel fragile castello di carte rischia di crollare. Sotto la lente dei commercianti finisce anche il nuovo sistema dei ticket introdotto dall'Aica per regolamentare l'approvvigionamento delle attività. Se da un lato lo strumento viene riconosciuto come un tentativo utile per dare ordine al caos emergenziale, dall'altro l'associazione di categoria chiede che la burocrazia non si trasformi in un muro.

L'appello finale di Picarella è un monito alla responsabilità istituzionale, proprio nei giorni in cui i tavoli tecnici regionali registrano forti irrigidimenti: «I bracci di ferro non risolvono i problemi. Quando il confronto si irrigidisce, il rischio è che a pagarne il prezzo siano esclusivamente le imprese, i lavoratori e un territorio che sta cercando con grande fatica di costruire una prospettiva di crescita». Agrigento ha fame di programmazione e soluzioni strutturali per agganciare la stagione del riscatto. Perché, conclude amaramente il presidente, «di emergenza si può sopravvivere per un periodo, ma di emergenza non si può vivere».