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Musica

Cruz Luma, “battesimo” post-punk per il duo palermitano

Giovanni Morici e Simona Caleca, cui si è aggiunto Giuseppe Venditti come batterista per i live, pubblicano il primo album “Di notte, così fuori fase”

01 Giugno 2026, 19:13

19:21

Cruz Luma, “battesimo” post-punk per il duo palermitano

Un viaggio solitario in notturna, tra luci al neon e una malinconica brezza estiva. È quello che si prova quando si ascoltano i Cruz Luma, band palermitana con sede a Roma, che dal 2023 calca i palchi di tutta Italia. Fondati dal duo Giovanni Morici e Simona Caleca, classe ‘99 e ‘97 - coppia pure nella vita, cui si è aggiunto Giuseppe Venditti come batterista per i live - i Cruz Luma hanno appena pubblicato il primo album “Di notte, così fuori fase”, uscito dopo una serie di EP. Una svolta che ha portato ad un cambio stilistico, dall’elettronica ad un mix di post punk sempre con elementi digitali. E una svolta anche per il nome del gruppo, che in precedenza si chiamava Ombrée. «Il nome - spiegano - nasce per evocare una suggestione musicale e visiva che, contrariamente al precedente concetto di oscurità legato a Ombrée, richiama un incrocio di luci, un’atmosfera metropolitana che si riflette nei brani». Un cambio di identità sonora nato dai feedback positivi di Manuel Agnelli, e già iniziato con l’EP “Amor Fati” del 2025 e il brano “Stress level”, che ha un riff quasi punk.

Come siete arrivati all’album?

«Abbracciamo definitivamente il post-punk, un sottogenere in cui ci riconosciamo pienamente e che risponde a un’esigenza non solo compositiva, ma soprattutto espressiva legata alla dimensione live. Per ottenere maggiore impatto dal vivo, abbiamo abbandonato le drum machine a favore di una batteria acustica e di un basso più corposo e distorto. Volevamo un lavoro onesto, “diretto”, quasi “antiperformativo”, che rifiuta la perfezione artificiale delle produzioni digitali ed elettroniche per il suono sporco e la libertà del rock, lasciando la voce di Simona totalmente priva di post-produzione. L’album è strutturato come un vero e proprio concept, aperto e chiuso da un’introduzione e da un outro. Il titolo gioca anche con un termine tecnico della musica elettronica: fase indica un'interferenza tra le onde sonore che crea caos».

Un’atmosfera oscura che emerge in “Falene”, dai cui versi nasce il titolo del disco.

«Il brano prende ispirazione da queste creature notturne che svolazzano nell’ombra, apparentemente distanti e incomprese, ma animate da un fuoco interiore incessante. Volevamo esprimere sentimenti complessi come rabbia, malinconia e confusione, ma anche una forte vitalità e la voglia di esserci».

Al contrario, però, il disco si chiude con un brano che sembra quasi esprimere rassegnazione, “Ci innamoriamo quando siamo stanchi”.

«Più che la rassegnazione, affronta il tema dell’accettazione consapevole delle sfumature più scure della vita. Una ballad pungente ma a tratti rassicurante, l’ultima canzone scritta in ordine cronologico per l’album quando ci siamo trasferiti a Roma e abbiamo vissuto in prima persona lo spaesamento».

Da palermitani fuori sede, e guardando la situazione da lontano, fare musica a Palermo oggi è possibile?

«Nonostante la distanza, il legame rimane fortissimo, sia per il supporto ai collettivi e alle rassegne giovanili che cercano di superare i limiti strutturali della città come Epyc, Anomalia e Mind, sia per la nostra scelta di collaborare esclusivamente con maestranze palermitane. Il disco è stato infatti registrato e finalizzato presso lo Zeit Studio da Luca Rinaudo e Francesco Prestigiacomo».