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La sentenza

Porticciolo di Ognina, stop all'ampliamento per La Tortuga. Il Cga: «Dalla soprintendenza arrivò un parere illogico»

«I titolari dovranno interrompere immediatamente i lavori in corso, sgomberare l’area e riaprirla alla fruizione da parte del pubblico, con effetto immediato», dice l'avvocato di Legambiente, Elio Guarnaccia

01 Giugno 2026, 20:13

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Ognina tortuga

Irragionevole, illogico, contraddittorio. Di fatto, un «parere favorevole incondizionato», a causa di «condizioni» troppo vaghe. Dunque: tutto da rifare. È di ieri la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana sull’ampliamento della concessione alla società la Tortuga, affinché possa ingrandire il porticciolo privato di Ognina. Ampliamento su cui adesso, dopo il pronunciamento dei giudici amministrativi, si addensano le incertezze.

A presentare ricorso contro una precedente sentenza del Tar è stata l’associazione ambientalista Legambiente. Era, infatti, aprile 2025 quando il Tribunale amministrativo di primo grado aveva rigettato le osservazioni, contrarissime, della società civile e considerato valido l’ampliamento della concessione per la società La Tortuga srl. Ai privati era stata data la possibilità di allargarsi per «ulteriori 2.187 metri quadri, di cui 1.668,79 di specchio acqueo in cui collocare pontili galleggianti, 406,08 di superficie banchinata scoperta e 16 di altra area banchinata con un gazebo su ruote».


Un permesso arrivato all’esito, tra l’altro, di una conferenza dei servizi comunale, conclusasi con un via libera che aveva messo in difficoltà perfino il sindaco Enrico Trantino. Il primo cittadino, infatti, aveva chiesto alla Regione un passo indietro e il Comune di Catania era poi intervenuto in giudizio a sostegno degli ambientalisti. A giugno 2025, era arrivato un primo stop cautelare ai lavori di demolizione di una parte del molo. Ora si discute del merito.




Per il Cga, «il parere favorevole reso dalla Soprintendenza di Catania si palesa illegittimo perché viziato da difetto di motivazione e istruttoria». Si tratta del documento col quale i tecnici della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali etnei accordavano l’intervento a La Tortuga srl, vincolandolo a una serie di prescrizioni. «È pacifico - afferma il Cga - che le opere di cui al progetto comportano, tra l’altro, la demolizione di una porzione del molo esistente, la realizzazione di una passerella sovrastante il varco nel molo, la costruzione di una rampa per disabili e la realizzazione di un parapetto sul molo di ponente e sulla banchina del porto di Ognina». E tutto, ricorda la sentenza, «come riconosciuto anche dalla Soprintendenza, ricadono su “un borgo marinaro e porto le cui origini risalgono all’VIII sec. A.C.” [...] facente parte dell’area di interesse archeologico di Ognina sottoposta al livello massimo di tutela 1».

La Soprintendenza «avrebbe dovuto argomentare perché ha ritenuto compatibili» i lavori con l’interesse pubblico di tutela dell’area. I tecnici avrebbero dovuto, «all’esito di una adeguata istruttoria nel caso di specie del tutto omessa, argomentare, ad esempio, come si possa (con quali tecniche costruttive e conservative e con quali procedure), alla cessazione del titolo concessorio, compiere l’integrale ripristino di un’opera risalente a epoca romana senza distruggerne definitivamente o ridurne notevolmente l’attuale alto valore culturale». Cosa che non sarebbe stata fatta, essendosi limitata la Soprintendenza a «dettare talune prescrizioni con riferimento alle dimensioni delle imbarcazioni ospitate sul pontile galleggiante e alla “minimizzazione visiva” degli interventi “sotto il profilo materico/cromatico”».

Troppo poco per un luogo di «notevole interesse storico e archeologico». Di più: «Le predette prescrizioni, per evidente genericità di formulazione, risultano prive di qualsiasi valore precettivo e, conseguentemente, sul piano attuativo, lasciano amplissima libertà decisionale al concessionario, con il corollario di rendere praticamente impossibile la verifica sul loro rispetto. Nel parere non è invero precisato quale sia la dimensione di una imbarcazione “il cui ingombro, anche in altezza, non sia causa di disagio visivo”, né quali siano i parametri che, “sotto il profilo materico/cromatico”, rendano gli interventi rispettosi di “criteri di minimizzazione visiva”».

Per questa ragione il parere della Soprintendenza deve essere annullato, afferma il Cga, e con esso anche la concessione dell’ampliamento. Nello stigmatizzare il poco approfondimento delle motivazioni, i giudici ricordano che è necessario motivare le proprie decisioni sempre, qualunque sia il parere che si è deciso di esprimere.




«L’estensione della concessione del porto privato la Tortuga è annullata - afferma Elio Guarnaccia, insieme a Francesco Fichera avvocato difensore di Legambiente - I titolari dovranno interrompere immediatamente i lavori in corso, sgomberare l’area e riaprirla alla fruizione da parte del pubblico, con effetto immediato».

«Il richiamo della Soprintendenza disposto dal Cga non è soltanto formale: il giudice amministrativo di ultima istanza infatti elenca tutti gli aspetti dinanzi ai quali la Soprintendenza si è sottratta, evidentemente connessi all’interesse archeologico, storico e artistico del Borgo di Ognina», afferma ancora Guarnaccia. «La Soprintendenza, qualora dovesse essere richiamata a pronunciarsi - conclude il legale di Legambiente - dovrà valutare tutte le questioni rilevanti, inclusa l’incisione del molo antico, e risentire tutte le amministrazioni coinvolte, che dovranno attualizzare il loro parere, anche alla luce del progetto di rigenerazione del lungomare di Ognina, nel frattempo approvato e di imminente esecuzione».