Caltagirone
Droga e cellulari in carcere nascosti dentro un pallone
La polizia penitenziaria ha sventato l’ennesimo tentativo di introdurre materiale vietato nella casa circondariale di contrada Noce
Stavolta si sono serviti di un pallone da calcio, lanciato oltre la recinzione dell’istituto: l’ennesimo stratagemma adottato per introdurre materiale vietato nella casa circondariale di contrada Noce, a Caltagirone. Il vero goal, però, non l’hanno fatto i malviventi, che non sono riusciti nell’intento di “rifornire” qualche detenuto che attendeva e non vedeva l’ora di essere approvvigionato, ma i poliziotti penitenziari. Anche stavolta, infatti, il tentativo è stato sventato grazie al pronto intervento degli agenti in servizio di sorveglianza nella struttura.
I movimenti “strani” di due uomini a ridosso del carcere sono stati “immortalati” dalle telecamere di sorveglianza. In particolare, uno di loro è stato visto mentre lanciava il pallone, per poi dileguarsi rapidamente insieme al complice. All’apertura del pallone, gli agenti hanno trovato conferma ai propri sospetti, con il rinvenimento di 5 microcellulari, 3 schede Sim e altrettanti caricabatterie, 5 cavetti Usb, 4 chiavette e due panetti presumibilmente di sostanza stupefacente. Tutta la merce è stata sequestrata.
Si tratta dell’ennesimo ritrovamento compiuto negli ultimi mesi nella casa circondariale calatina, a testimonianza di come quello delle sostanze stupefacenti e dei telefoni cellulari sia un mercato fiorente nelle carceri siciliane, capace di alimentare la rete perversa che lega gli istituti penitenziari al mondo della criminalità che opera all’esterno. Nel vasto campionario degli strumenti adoperati da malintenzionati per introdurre materiale illecito vanno sempre più annoverati pure i droni, intercettati più volte con il loro carico. Senza dimenticare altri mezzi più tradizionali, come dimostra il recente tentativo di far entrare 13 stecche di fumo attraverso un pacco postale spedito da una familiare a un detenuto ospitato nella struttura calatina. Le stecche erano state abilmente nascoste nei bordi di un pantalone. Con questo espediente la donna pensava di farla franca, ma la presenza della droga non è sfuggita all’occhio attento degli agenti. Ma ogni espediente sembra buono per cercare di eludere la sorveglianza.
E ogni operazione di successo della polizia penitenziaria, come quelle in questione, rappresenta un duro colpo, anche economico, per chi alimenta questo mercato sotterraneo nelle carceri.