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Il libro

Pagine per Totò Schillaci, quel meraviglioso "imprevisto" dentro di noi

Corrado De Rosa, psichiatra e scrittore, dedica una biografia all'ex campione prematuramente scomparso. Presentazione a Una Marina di Libri.

02 Giugno 2026, 06:00

Pagine per Totò Schillaci, quel meraviglioso "imprevisto" dentro di noi

C'è una fotografia scolpita nella memoria di tutti. Un ragazzo che corre con gli occhi spalancati. È il 3 luglio 1990, è la semifinale dei Mondiali. Totò Schillaci è appena entrato nella leggenda. Trentasei anni dopo, Corrado De Rosa - psichiatra e scrittore - parte da quel frame per scrivere “Totò Schillaci - Non ero previsto”.

Come è nata l’idea?

«Volevo raccontare un uomo che ricordiamo tutti con affetto, ma anche con una messa a fuoco difficile. La domanda vera era: cosa siamo disposti a vedere di noi stessi quando lo guardiamo? I miti del calcio italiano offrono ordine: Zoff la fermezza, Baresi l’autorità, Baggio la grazia. Schillaci, invece, scardina sempre l’inquadratura».

Martin Eden”, libro regalato a Totò da una professoressa, torna spesso nel racconto…

«È la storia di uno che parte dal basso, corre verso il successo, ci arriva, e poi non regge al suo mito. Schillaci si appassiona a quel personaggio da ragazzo perché quel personaggio parlava di lui».

Cosa l’ha sorpresa di Totò?

«Il suo modo di essere padre. Pur con tutte le imperfezioni, quel che resta di Totò è un profondo affetto per i figli e la necessità che restassero uniti».

Le libro appaiono molti padri, molti maestri.

«Papà Mimmo, Angelo Chianello, che per primo crede in lui, Franco Scoglio e ancora Zeman a cui Totò deve il salto definitivo. Dall’altra parte il femminile: la mamma e Jessica, presenza e tenacia. E Barbara, che ha contrastato il rumore che lo ha sempre circondato».

Si racconta anche di Maurizio, il cugino calciatore e di Tano, il bullo del Cep.

«Fanno da controcanto. Il cugino Maurizio era un esterno fortissimo. La sua discesa è il contrappunto diretto alla salita di Totò. Tano mi serviva per mostrare come Schillaci appariva visto da fuori. Narrativa pura».

La bandiera di Schillaci oggi è esposta fuori dallo stadio, eppure nel Palermo non ha mai giocato”.

La città gli ha insegnato cose cruciali: una certa diffidenza, la necessità di prendersi spazio, l’adattamento al caos. Schillaci è simbolo di un riscatto collettivo, quando torna al Cep ci sono quindicimila persone e i fuochi d’artificio. Un momento di identificazione totale”.

Totò è il volto dell’Italia che esulta. Eppure quel Mondiale è stato perso.

«I sentimenti pesano molto di più dei fatti. “Notti Magiche” di Nannini e Bennato suonava come una premonizione: la sensazione era che l’Italia fosse al centro del mondo. Schillaci aveva la stessa dimensione».

Esiste un parallelo tra Miccoli e Schillaci?

«Hanno punti di contatto narrativi forti ma Miccoli arriva dall’alto, Schillaci dal basso. Miccoli in Nazionale non ha fatto molto, Schillaci è protagonista. In Schillaci il tema era l’imprevedibilità, in Miccoli il senso di colpa che non si lascia andare. Entrambi ci permettono di interrogarci su chi siamo».

Il libro nasce come romanzo biografico.

«Non volevo scoprire cose nuove. Volevo che rimanesse letteratura. Il rigore contro l’Argentina, per esempio: Schillaci aveva dolore agli adduttori. Ma poi alla figlia dice: “Forse lo potevo tirare”. Non ho voluto risolvere quella cosa. Non tutto si può spiegare, per fortuna».

“Totò Schillaci, non ero previsto” (66thand2nd, Booksport, 288 pagine, 19 euro) è il nuovo libro di Corrado De Rosa, psichiatra e scrittore. Il libro è un romanzo biografico che ricostruisce la vita di Salvatore Schillaci a partire da una fotografia scattata al San Paolo di Napoli la sera del 3 luglio 1990: quegli occhi spalancati dopo il gol all’Argentina, diventati il volto di un’intera nazione. Sabato alle 12 verrà presentato all’Institut français nell’ambito di “Una Marina di Libri”, con Piergiorgio Di Cara e Salvatore Cusimano. Sarà presente l’autore.