Palermo
Stadio Barbera, i 60 milioni della Regione tolti agli altri impianti dell’Isola
Il finanziamento originariamente destinato alle strutture dell'Isola. Palazzo d'Orléans: "Cambia la programmazione"
Un granello, se non un bel macigno, nella macchina messa in moto dal presidente della Regione Renato Schifani per dotare gestazione e rinascita dello stadio Barbera di sessanta milioni di contributo regionale, in vista della corsa per le designazioni di Euro 2032. La Regione ha attinto a un plafond targato Fondo di Sviluppo e Coesione che era originariamente destinato agli impianti sportivi di ambito regionale, e sempre originariamente farcito con 120 milioni di euro, poi diventati 100 alla voce impiantistica, con i restanti 20 devoluti allo scorrimento delle graduatorie per la riqualificazione delle strutture ricettive in tutta la Sicilia.
Qualche giorno fa, il caso dello stanziamento fu sollevato pubblicamente da Manlio Messina, parlamentare nazionale già nelle file di Fratelli d’Italia, partito dal quale è uscito dieci mesi fa. Le ruggini con Palazzo d’Orléans sono note e numerose ma qualche giorno fa sono tornate alla luce in un post che attaccava Schifani proprio sul Barbera, evocando prima il «caso Trapani Calcio con trecentomila euro dati alla società il cui consulente è, guarda caso, il figlio di Schifani» e poi, definendo l’inquilino di Palazzo d’Orléans «l’ormai ex Presidente Schifani», ipotizzava la possibilità di «scoprire qualche altro parente nella società del Palermo Calcio o solo becero campanilismo». Messina, che imputa a Schifani di avere eroso per oltre la metà i soldi destinati agli impianti regionali nel loro complesso, si chiedeva: «Come mai non procede con una gara pubblica?».
Il meccanismo del finanziamento è descritto in una delibera - e soprattutto nel carteggio istruttorio che la sorregge - con cui la giunta Schifani ha assunto la decisione sul contributo. L’atto di giunta nella seduta del 26 maggio evoca l’Accordo di programmazione sull’impiego dei fondi Fsc, cristalizzato da delibera Cipess del 9 luglio del 2024, esprimendosi sulla proposta di revisione, redatta il 14 maggio dal dirigente generale della Programmazione, Vincenzo Falgares. Il tutto, dopo che il 6 dello stesso mese - quindi un mese fa - l’assessore del Turismo e Sport, Elvira Amata - le cui vicende giudiziarie sono attualmente in pieno alveo processuale, con il rinvio a giudizio del 20 aprile - firmava la rimodulazione dei 120 milioni: 40 «da destinare al finanziamento dell’Avviso pubblico per la concessioni di contributi a sostegno degli interventi dell’impiantistica sportiva regionale»; 20 «all’incremento della dotazione finanziaria dell’Avviso pubblico destinato alle agevolazioni per le imprese del settore turistico alberghiero ed extra-alberghiero»; 60 «da destinare alla riprogrammazione richiesta per il supporto alla ristrutturazione dello Stadio “Renzo Barbera”». Contributo che - osservano i critici della prima ora dell’uscita di Messina e come dice esplicitamente la delibera di giunta - saranno dati al Comune e non al club, sul quale pesa la porzione più consistente della spesa complessiva. Metà dell’originario stanziamento per gli impianti dell’isola, così, andrà allo stadio di Palermo.
Palazzo d’Orléans difende la scelta e sottolinea la piena legittimità della rimodulazione, dunque del cambio di “titolo” nella destinazione di una parte dei fondi. La Presidenza della Regione chiarisce che «la proposta di revisione sarà naturalmente sottoposta al Cipess per la modifica della delibera di riferimento».